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il blog di Luciano Muhlbauer

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La lotta paga. Dopo 15 mesi i facchini vincono la vertenza Granarolo

July 25, 2014

Un’altra buona notizia dal fronte della logistica. Dopo la positiva sentenza del processo Bennet di alcune settimane fa, dove sul banco degli accusati sedeva di fatto il diritto di sciopero, ora arriva anche la firma di un accordo sindacale tra S.I.Cobas e Legacoop sulla vertenza Granarolo, dopo 15 mesi di lotta contro il licenziamento di 51 operai.

La firma di un accordo sindacale rappresenterebbe la più normale delle notizie se parlassimo di altre categorie economiche, ma nel caso della logistica e della movimentazione merci, dove ormai predominano gli appalti e i subappalti, le cooperative e la sistematica elusione dei più elementari diritti dei lavoratori, nonché l’uso abituale della repressione contro chi sciopera, un accordo sindacale rappresenta una mezza rivoluzione. Già, perché la primissima cosa che si nega ai facchini è il loro diritto di potersi organizzare sindacalmente e scioperare.

Con la firma di questo accordo, il 22 luglio scorso nella Prefettura di Bologna, si compie il primo passo verso il reintegro dei 51 facchini licenziati perché avevano scioperato (per i dettagli leggi il comunicato S.I.Cobas) e, per prima volta, la Legacoop riconosce il diritto di questi lavoratori, come peraltro prevedrebbe la nostra Costituzione, di potersi organizzare liberamente in un sindacato. È dunque un accordo importantissimo, perché rappresenta un precedente da valorizzare e da estendere, a partire da tutte le vertenze aperte, Ikea compresa.

Ma soprattutto occorre sottolineare un’altra cosa: la lotta paga! Già, perché questo accordo non è il frutto del caso o di una gentile concessione, bensì di una lotta durissima e prolungata, dove ci si batteva ad armi assolutamente impari. Da una parte i facchini e la loro determinazione, il piccolo ma preziosissimo sindacato di base S.I.Cobas, il sostegno militante di alcune realtà del movimento bolognese e una solidarietà diffusa che si espresse anche in altre città con la campagna di boicottaggio dei prodotti Granarolo. Dall’altra parte, non solo la potente Legacoop, sostenuta da un’analoga posizione da parte di tutti i giganti della grande distribuzione, ma anche l’ostilità, sovente molto attiva, da parte di Cgil, Cisl e Uil, di ampie parti dell’informazione mainstream e della grande maggioranza del mondo politico. Ma alla fine ha vinto Davide e Golia si è dovuto sedere al tavolo della trattativa.

Insomma, facciamo tesoro di questo insegnamento, perché di questi tempi la confusione è tanta.
 

Aggiornamento del 30 luglio: dopo quello con Legacoop, oggi è stato firmato a Bologna il secondo accordo sulla vertenza Granarolo, quello tra S.I.Cobas e Cogefrin e Consorzio SGB (vedi comunicato sindacale S.I.Cobas). A questo punto è previsto, per ora sulla carta, come sottolineano anche i lavoratori, il reintegro di tutti i 51 facchini licenziati.

In Lavoro Tags facchini, logistica, vertenza granarolo, s.i.cobas, lotta, legacoop
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Questa volta tutto si può dire tranne che non li abbiamo visti arrivare, perché stanno arrivando un po’ dappertutto e in parte sono già arrivati. Anche le analisi sono già state fatte e, quando non sono palesemente disoneste, non fanno che ribadire che la ragione ultima vada cercata nell’abbandono delle classi popolari e nella trasformazione in pretoriani degli interessi dominanti da parte delle forze politiche tradizionali. Eppure, si insiste e si insiste ancora, dal taglio del welfare al riarmo, passando per qualche rincorsa securitaria delle destre. In Germania il governo Merz, tenuto in vita da quello che resta della socialdemocrazia, punta tutto sul riarmo e vuole costruire il “primo esercito europeo”, salvo poi rischiare di doverlo consegnare ai nuovi nazi. Un capolavoro. Ora, io non dico che sarà semplice, perché anche avendoli visti arrivare e avere belle analisi non è sufficiente, ma cristo almeno smettiamola di pensare che qualche appello antifascista e qualche ammucchiata senza bussola possa portare da qualche parte.
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Oggi il corteo palestinese di Milano ha raggiunto il Consolato Usa, perché senza la complicità del cosiddetto Occidente, in primis gli Stati Uniti, semplicemente Israele non potrebbe fare quello che sta facendo. Era così ieri ed è così oggi. Per questo è decisivo impegnarsi per la rottura di ogni collaborazione con la colonizzazione, la pulizia etnica e il genocidio.
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LA REPRESSIONE POLITICA DELL’AMMINISTRAZIONE TRUMP SBARCA IN ITALIA
COLLETTIVO AUTISTICI/INVENTATI SANZIONATO DAGLI USA

No, non è una fake news o uno scherzo di cattivo gusto, ma è una triste realtà dei tempi che corrono:
LA REPRESSIONE POLITICA DELL’AMMINISTRAZIONE TRUMP SBARCA IN ITALIA COLLETTIVO AUTISTICI/INVENTATI SANZIONATO DAGLI USA No, non è una fake news o uno scherzo di cattivo gusto, ma è una triste realtà dei tempi che corrono: la caccia agli antifa scatenata dall’amministrazione Trump è sbarcata anche in Italia, colpendo il collettivo Autistici/Inventati, sanzionato dal Dipartimento del Tesoro e dichiarato “Specially Designated Global Terrorist” dal Dipartimento di Stato. Di solito, quando gli Usa sanzionano qualcun* per motivi politici, tipo i giudici della corte penale internazionale o Francesca Albanese, l’Italia e gli altri paesi europei balbettano due banalità, ma poi non muovono nemmeno mezzo dito. Ora cosa farà il governo italiano? Si adeguerà anche stavolta al comando di Trump o avrà qualche sussulto di dignità? Già, domanda più che legittima, perché Autistici/Inventati non è un gruppo clandestino, ma una realtà del movimento attiva alla luce del sole e legalmente nella lotta per i diritti digitali sin dal 2001, l’anno di Genova. La mia completa solidarietà al Collettivo Autistici/Inventati!

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