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il blog di Luciano Muhlbauer

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Vivi li hanno presi, vivi li rivogliamo - #26n h. 16 presidio al consolato messicano di Milano

November 24, 2014

“Vivos se los llevaron y vivos los queremos” (vivi li hanno presi, vivi li rivogliamo) si grida oggi in Messico nelle crescenti proteste per i 43 studenti della Escuela normal rural di Ayotzinapa, sequestrati il 26 settembre scorso dalla polizia di Iguala, stato del Guerrero, mentre si recavano a una manifestazione. Da allora di loro non si sa più nulla, sono desaparecidos, “scomparsi”.

“Vivos se los llevaron y vivos los queremos” era riecheggiato innumerevoli volte nelle piazze dell’America Latina, ovunque ci fossero dei desaparecidos, cioè degli oppositori politici e attivisti sociali fatti “scomparire”, per poi finire quasi sempre torturarti e ammazzati. Dalle nostre parti però, quando sentiamo la parola desaparecido, difficilmente pensiamo al Messico di oggi, ma piuttosto ci immaginiamo gli anni 70-80 e paesi come il Cile e l’Argentina, El Salvador e il Guatemala.

Eppure, anche in Messico, sebbene questo paese non abbia vissuto la tragedia della dittatura militare, i desaparecidos e le esecuzioni extragiudiziarie ci sono sempre stati, per lo più nelle zone rurali. In tempi recenti, poi, si è aggiunto anche il crescente potere delle organizzazioni dei narcotrafficanti, i cui gruppi paramilitari agiscono protetti spesso dai legami con settori della polizia e con il corrotto potere politico. Non è un caso, infatti, che nel caso della “scomparsa” dei 43 studenti l’ipotesi più accreditata sostenga che la polizia abbia consegnato i sequestrati a una banda di narcos (per una cronaca dei fatti vedi l’articolo su liberainformazione).

Il caso dei 43 studenti, per infame e enorme che sia, non può dunque essere definito un inedito. Ma è stato il caso che ha generato una reazione in tutto il Messico. Da due mesi c’è una crescente mobilitazione popolare che chiede verità e giustizia, che dice basta e che mette sul banco degli accusati l’insieme del sistema di potere che domina in Messico.

La mobilitazione ha anche oltrepassato i confini del Messico: il 20 novembre scorso c’è stata una prima Giornata globale di azione, con mobilitazioni in diversi paesi. Per ora l’Italia non ha brillato per partecipazione e il 20 ci sono state soltanto piccole iniziative, costruite grazie al prezioso impegno di alcuni realtà più sensibili, come nel caso del presidio a Milano.

Ma importante è non fermarsi e così, il 26 novembre, a due mesi esatti dal sequestro e alla “scomparsa” dei 43 , è prevista una nuova mobilitazione, che stavolta qui da noi vede anche l’impegno di Libera e della Rete della Conoscenza. L’appuntamento milanese è mercoledì 26 novembre, dalle ore 16.00 al Consolato del Messico, in C.so Giacomo Matteotti 1 (MM San Babila).

Per info e aggiornamenti consultate la pagina web di LatoB e l’evento facebook.

E se potete, partecipate!

i 43 studenti "scomparsi"

i 43 studenti "scomparsi"

In Internazionale Tags Messico, Ayotzinapa, studenti, desaparecidos
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Oggi a Milano davanti alla stazione Centrale per la Palestina, in occasione del 59° anniversario della Naksa (“sconfitta”). La “guerra dei sei giorni”, com’è conosciuta in occidente, aveva portato all’oc
Oggi a Milano davanti alla stazione Centrale per la Palestina, in occasione del 59° anniversario della Naksa (“sconfitta”). La “guerra dei sei giorni”, com’è conosciuta in occidente, aveva portato all’occupazione militare israeliana di Gerusalemme Est, Cisgiordania, Striscia di Gaza e delle Alture del Golan (poi annesse formalmente da Israele nel 1981). Dopo la Nakba (“catastrofe”) del 1948, cioè la prima espulsione di massa dei palestinesi, la Naksa è ricordata come la seconda grande tragedia del popolo palestinese, perché oltre a una nuova espulsione di massa, avrebbe significato l’avvio sistematico della colonizzazione della Cisgiordania. Ricordare questi eventi non è un esercizio astratto, ma un promemoria concreto per non dimenticare mai che quello che accade oggi con il genocidio non è il frutto del 7 ottobre, che ha agito da mero acceleratore, o della mente criminale di qualche individuo, tipo Ben Gvir o Netanyahu, ma l’esito di un progetto coloniale che viene da lontano e che è stato reso possibile dall’ipocrisia e dalle complicità internazionali.
Un migliaio in piazza a Milano oggi in occasione dello sciopero generale del sindacalismo di base, contro guerra e precarietà, per la Palestina e per aumenti salariali. Forte la richiesta di cessazione immediata di ogni complicità con I
Un migliaio in piazza a Milano oggi in occasione dello sciopero generale del sindacalismo di base, contro guerra e precarietà, per la Palestina e per aumenti salariali. Forte la richiesta di cessazione immediata di ogni complicità con Israele
🇨🇺 CUBA NO ESTÁ SOLA 
📍Milano Largo Donegani
📅 Giovedì 28 maggio h. 17.30 

Qui l’appello che promuove la mobilitazione:

CUBA PER LA PACE
CONTRO LE AGGRESSIONI MILITARI USA
Giovedì 28 maggio dalle ore 17.30
mobilitazio
🇨🇺 CUBA NO ESTÁ SOLA 📍Milano Largo Donegani 📅 Giovedì 28 maggio h. 17.30 Qui l’appello che promuove la mobilitazione: CUBA PER LA PACE CONTRO LE AGGRESSIONI MILITARI USA Giovedì 28 maggio dalle ore 17.30 mobilitazione a Milano Consolato degli Stati Uniti (Turati M3) Decine di organizzazioni, partiti, associazioni e sindacati si sono riuniti per rispondere alle minacce di aggressione contro Cuba. Crediamo sia urgente una mobilitazione unitaria al fianco del popolo cubano. Chiediamo a tutte le forze progressiste, democratiche, antifasciste, pacifiste e solidali di unirsi in un ampio fronte contro ogni tipo di aggressione a Cuba. Chiediamo la fine del blocco, che è a tutti gli effetti una punizione collettiva e unilaterale contro un Paese pacifico che ha esportato solo solidarietà e non rappresenta una minaccia per nessun altro Paese. Invitiamo per giovedì 28 maggio, in concomitanza con la manifestazione a Roma che si concluderà sotto l’Ambasciata Usa, a costruire un momento di mobilitazione unitaria anche a Milano sotto il Consolato degli Stati Uniti. CUBA NO ESTÁ SOLA! 🇨🇺
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