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il blog di Luciano Muhlbauer

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In Turchia è iniziato il vero golpe, quello di Erdogan

July 18, 2016

Un golpe fallito o un golpe fasullo? Un dibattito importante che in questi giorni appassiona molti, ma che in ultima analisi rischia di farci perdere di vista il punto centrale. Cioè, che il vero colpo di Stato, quello che difficilmente fallirà, almeno nel breve periodo, e che è terribilmente concreto, è iniziato ora e ha il volto civile di Erdogan e il sostegno di un ampio settore della società turca.

Erdogan è ormai al potere da 13 anni, dal 2003 al 2014 come Primo Ministro e poi come Presidente della Repubblica, e in realtà non ha mai fatto mistero del suo vero obiettivo politico, che lui chiama “repubblica presidenziale”, ma che sarebbe più corretto chiamare dittatura. È sopravvissuto a tutte le avversità e ha tolto di mezzo con la forza ogni opposizione, dal movimento di Gezi Park alla stampa non imbavagliata, passando per quei magistrati che volevano indagare sulla corruzione nel suo entourage o sul traffico d’armi con l’Isis. È sopravvissuto persino al suo fallimento più grande, cioè il naufragio politico del progetto neo ottomano che intendeva fare della Turchia la potenza egemone del mondo musulmano sunnita. E quando le urne non gli consegnarono democraticamente il risultato che lui voleva, come accadde in quel 7 giugno dell’anno scorso, allora semplicemente indisse nuove elezioni politiche, poi vinte dal suo partito, ma non senza aver prima scatenato a freddo la guerra contro il movimento e la popolazione curda e dato il via libera alla strategia della tensione.

Ora Erdogan è scampato anche al tentato golpe di una parte dell’esercito, che probabilmente non era fasullo, ma sicuramente velleitario e maldestro, tant’è vero che era assolutamente privo di sostegno popolare e che tutte le forze politiche dell’opposizione, compreso il partito di sinistra e curdo Hdp, l’avevano condannato. E lui non ci ha pensato due volte e ha colto la palla al balzo, dando un’accelerata tremenda al suo progetto autoritario, che appunto non prevede né opposizioni politiche, né indipendenza degli organi statali. Nel nome della caccia ai golpisti, che in realtà non sembravano poi così numerosi, è in atto un’epurazione di massa in tutti gli apparati statali, compresa la magistratura, che sta coinvolgendo molte migliaia di persone tra militari, magistrati, prefetti e poliziotti. Evito di dare dei numeri, perché li trovate facilmente on line e, soprattutto, vanno aggiornati di ora in ora, ma è evidente che la stretta repressiva è pesante e colpisce chiunque negli apparati statali non sia fedele al comando di Erdogan e del suo partito, l’Akp.

Per ora il colpo di Stato civile di Erdogan, le cui origini risalgono alla non accettazione del risultato elettorale del 7 giugno 2015, si concentra sugli apparati statali, ma bisogna capire cosa succederà domani agli oppositori politici, alle forze democratiche e ai movimenti curdi, già duramente provati dalla progressiva chiusura degli spazi politici e dalla sanguinosa repressione. Forse Erdogan opterà per una tregua temporanea, perché la storia insegna che combattere su tutti i fronti contemporaneamente è una pessima idea, ma per il resto non bisogna farsi illusioni di alcun tipo. E la grande prudenza delle dichiarazioni d Demirtas, leader dell’Hdp, sta lì a ricordarcelo.

In questi giorni, leggendo i commenti sui social, si coglie un clima di pessimismo cosmico da parte delle persone e dei compagni che in questi anni hanno guardato con simpatia –o anche con molto di più- ai movimenti di Gezi Park prima e alla resistenza curda poi. C’era stato persino chi quella notte aveva tifato per i militari golpisti, dimenticandosi in un sol colpo della storia e del ruolo nello Stato dei militari turchi. Per carità, tutto comprensibile, perché è evidente che oggi in Turchia i movimenti sociali e democratici e la resistenza curda sono troppo deboli e non riescono ad esprimere la forza sufficiente per conquistare un progetto di cambiamento. Ma detto questo, ora dobbiamo anche recuperare un po’ di lucidità, perché comunque in Turchia le cose non saranno normalizzate e, comunque, non c’è alternativa a quei soggetti se l’obiettivo è il cambiamento vero e non un simulacro. Ma questo, forse, è un problema più generale e non solo turco.

In Internazionale Tags Turchia, erdogan, curdi, golpe, colpo di stato, esercito, dittatura
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Questa volta tutto si può dire tranne che non li abbiamo visti arrivare, perché stanno arrivando un po’ dappertutto e in parte sono già arrivati. Anche le analisi sono già state fatte e, quando non sono palesemente disoneste, non fanno che ribadire che la ragione ultima vada cercata nell’abbandono delle classi popolari e nella trasformazione in pretoriani degli interessi dominanti da parte delle forze politiche tradizionali. Eppure, si insiste e si insiste ancora, dal taglio del welfare al riarmo, passando per qualche rincorsa securitaria delle destre. In Germania il governo Merz, tenuto in vita da quello che resta della socialdemocrazia, punta tutto sul riarmo e vuole costruire il “primo esercito europeo”, salvo poi rischiare di doverlo consegnare ai nuovi nazi. Un capolavoro. Ora, io non dico che sarà semplice, perché anche avendoli visti arrivare e avere belle analisi non è sufficiente, ma cristo almeno smettiamola di pensare che qualche appello antifascista e qualche ammucchiata senza bussola possa portare da qualche parte.
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Oggi il corteo palestinese di Milano ha raggiunto il Consolato Usa, perché senza la complicità del cosiddetto Occidente, in primis gli Stati Uniti, semplicemente Israele non potrebbe fare quello che sta facendo. Era così ieri ed è così oggi. Per questo è decisivo impegnarsi per la rottura di ogni collaborazione con la colonizzazione, la pulizia etnica e il genocidio.
#compas #uniti #freepalestine #milano #napoli
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Di nuovo per la Palestina, come ieri e come domani, perché neanche per un giorno dobbiamo arrenderci alla normalizzazione del genocidio, a Milano e ovunque
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LA REPRESSIONE POLITICA DELL’AMMINISTRAZIONE TRUMP SBARCA IN ITALIA
COLLETTIVO AUTISTICI/INVENTATI SANZIONATO DAGLI USA

No, non è una fake news o uno scherzo di cattivo gusto, ma è una triste realtà dei tempi che corrono:
LA REPRESSIONE POLITICA DELL’AMMINISTRAZIONE TRUMP SBARCA IN ITALIA COLLETTIVO AUTISTICI/INVENTATI SANZIONATO DAGLI USA No, non è una fake news o uno scherzo di cattivo gusto, ma è una triste realtà dei tempi che corrono: la caccia agli antifa scatenata dall’amministrazione Trump è sbarcata anche in Italia, colpendo il collettivo Autistici/Inventati, sanzionato dal Dipartimento del Tesoro e dichiarato “Specially Designated Global Terrorist” dal Dipartimento di Stato. Di solito, quando gli Usa sanzionano qualcun* per motivi politici, tipo i giudici della corte penale internazionale o Francesca Albanese, l’Italia e gli altri paesi europei balbettano due banalità, ma poi non muovono nemmeno mezzo dito. Ora cosa farà il governo italiano? Si adeguerà anche stavolta al comando di Trump o avrà qualche sussulto di dignità? Già, domanda più che legittima, perché Autistici/Inventati non è un gruppo clandestino, ma una realtà del movimento attiva alla luce del sole e legalmente nella lotta per i diritti digitali sin dal 2001, l’anno di Genova. La mia completa solidarietà al Collettivo Autistici/Inventati!

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