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il blog di Luciano Muhlbauer

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La guerra di Salvini e noi

September 7, 2018

Anche se tecnicamente non è una guerra, molto ci assomiglia: individuare un nemico, partire all’attacco e chiedere alla truppa di fare quadrato. E poco importa se qui non si tratta di conquistare territori, ma cuori e menti, cioè consenso elettorale. Salvini fa così da sempre, da quando era una un esponente politico locale (ricordate la proposta delle carrozze della metro “per soli milanesi”?) e continua a farlo da Ministro degli Interni e vicepresidente del Consiglio. Nulla da dire, in questo lui è bravo, visto che con il 17% dei voti detta la linea non solo al socio di maggioranza del governo gialloverde, ma all’intero paese.

È una guerra che non conosce soste, chiuso uno scontro se ne apre subito un altro. La macchina non può fermarsi, altrimenti si incepperebbe.

Il governo è in carica da tre mesi soltanto, ma l’elenco delle battaglie combattute e annunciate è già lunghissimo e, a parte qualche eccezione, sono giocate tutte sulla direttrice sicurezza-immigrazione.

Le Ong, l’Aquarius, la Diciotti, i taser, la circolare sugli sgomberi, l’operazione “scuole sicure”, i prossimi decreti legge sull’immigrazione e sulla legittima difesa, il rilancio dei centri di detenzione amministrativa per migranti (Cpr) eccetera, per non parlare delle quotidiane “battaglie” social lanciate dai suoi profili. C’è stata pure una versione vacanziera: le “spiagge sicure”, cioè un po’ di soldi a un po’ di polizie locali per prendersela con un po’ di malcapitati ambulanti.

La posta in gioco è tutta politica, ma questo non toglie che le vittime siano molto concrete. Se i massimi livelli istituzionali accreditano la favola dell’invasione e della sostituzione etnica e se il nemico è il nero, l’islamico o lo straniero in genere, allora è ovvio che prima o poi qualcuno passa dalle parole ai fatti. Se il problema non è la questione abitativa, la speculazione immobiliare o l’inettitudine di alcune pubbliche amministrazioni (magari governate da lungo tempo dalla Lega, come in Lombardia), ma il senza casa, l’occupante e l’abusivo, allora finisce in sgomberi, mazzate e gente di ogni età buttata in mezzo a una strada. E se “ogni difesa è legittima”, perché meravigliarsi se un ex candidato leghista estrae l’arma da fuoco in piena stazione Centrale durante una lite?

L’autunno sarà caldo, come ha promesso il governo (e non l’opposizione o un centro sociale, e anche questo è un segno dei tempi). A Milano, in particolare, il prossimo periodo sarà impegnativo, perché questa città rappresenta una delle prede più ambite e non ci vuole uno scienziato per capire il perché.

Non c’è dubbio, Salvini parte in vantaggio, perché ha il vento in poppa, l’iniziativa politica, obiettivi chiari e il controllo delle forze dell’ordine. E il terreno di battaglia sarà quello a lui più favorevole, cioè la sicurezza, che ormai copre uno spettro vastissimo di temi.

Per questo spingerà sull’acceleratore degli sgomberi, anzitutto delle occupazioni abitative (l’Assessore regionale alla Casa straparla già di “sgomberi di quartiere”), ma non si dimenticherà certo dei suoi nemici politici, come gli spazi sociali. Dispone di uno strumento formale ad hoc, cioè la recente circolare ministeriale che permette di cacciare le persone senza preoccuparsi preventivamente del loro destino, e della pressione congiunta di Prefettura, organo periferico del Ministero, e di una Regione Lombardia a guida leghista.

Beninteso, non è che a Milano non si sgomberasse anche prima di Salvini. Si sgomberava, eccome, tanto che qualche assessore comunale si è vantato persino di essere stato più bravo di quelli del centrodestra. Aldo dice 26x1, storia di questi giorni, è una vicenda nata a prescindere da Salvini e tra maggio e luglio di quest’anno sono stati sgomberati ben tre centri sociali (Ri-Make, Zip e Lambretta).

Ci sono processi che avanzano da tempo e pervadono tutti i settori della società e delle istituzioni, ma sarebbe sciocco e miope non cogliere il salto di qualità e il cambio di scenario imposti dalla nascita del governo gialloverde, dall’egemonia salviniana e dallo sdoganamento definitivo del pensiero nazionalista, autoritario, xenofobo o peggio.

E non lo dico certo per assolvere chi c’era prima, anzi, perché proprio la rincorsa delle destre sul loro terreno, lungi dall’ostacolare la loro crescita, qui come altrove in Europa, ha spianato loro la strada. No, lo dico perché non possiamo affrontare questa fase facendo semplicemente le cose che abbiamo sempre fatto, oppure pensare di portare a casa la pelle rinchiudendoci nei nostri fortini assediati. Ne usciremmo devastati.

Non ho risposte pronte o ricette miracolose, nessuno e nessuna credo che le abbia, qui e ora. Ma alcune cose le sappiamo. Primo, non possiamo andare avanti così. Secondo, non c’è scampo nella solitudine e nell’autoreferenzialità. Terzo, dobbiamo ricominciare a pensare in grande, porci il problema di organizzare un altro punto di vista. Quarto, non siamo messi bene, ma non siamo neanche al Ground Zero. A Milano, ad esempio, nell’ultimo anno e mezzo migliaia di uomini e donne sono ripetutamente scesi in piazza nelle varie mobilitazioni contro il razzismo, il fascismo, l’omofobia e il sessismo. Non erano le solite piazze, erano plurali, orizzontali e fresche.

Insomma, qualcosa sappiamo, partiamo da qui e lasciamo perdere le cazzate.

Manifestazione in solidarietà con le vittime di Macerata, Milano, 10 febbraio 2018

Manifestazione in solidarietà con le vittime di Macerata, Milano, 10 febbraio 2018

In Politica Tags Milano, Salvini, sgomberi, occupazioni, spazi sociali, antifascismo, antirazzismo
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DONNA VITA LIBERTÀ
né regime, né monarchia
Oggi presidio a Milano a fianco dei popoli dell’Iran in rivolta contro il regime.
DONNA VITA LIBERTÀ né regime, né monarchia Oggi presidio a Milano a fianco dei popoli dell’Iran in rivolta contro il regime.
2mila persone hanno oggi manifestato a Milano per chiedere la liberazione dei palestinesi arrestati dopo natale con accuse pesantissime e basate interamente su segnalazioni israeliane. Forse è giunto il momento che anche chi fino ad oggi ha pr
2mila persone hanno oggi manifestato a Milano per chiedere la liberazione dei palestinesi arrestati dopo natale con accuse pesantissime e basate interamente su segnalazioni israeliane. Forse è giunto il momento che anche chi fino ad oggi ha preferito stare in silenzio prenda parola. O no?
Il 2025 era finito con gli arresti di diversi palestinesi, tra cui il presidente dell’Associazione palestinesi in Italia (Api), Mohammad Hannoun, con l’accusa pesantissima di associazione con finalità di terrorismo. Leggendo le carte dei magistrati si scopre che le accuse sono praticamente un copia e incolla di dossier israeliani, che sostengono che gli aiuti umanitari inviati a Gaza e Cisgiordania dalle associazioni palestinesi indagate abbiano sostenuto Hamas. Insomma, grosso modo la stessa accusa che le autorità israeliane rivolgono a chiunque porti aiuti o servizi nei territori occupati, dalle agenzie Onu fino alle Ong, tra cui anche Medici senza frontiere. L’obiettivo di Israele è chiaro e trasparente, cioè creare il vuoto attorno al popolo palestinese per poter proseguire senza ostacoli la pulizia etnica. L’obiettivo del governo Meloni pare altrettanto chiaro e trasparente, cioè delegittimare e disarticolare il movimento di solidarietà che in autunno aveva portato milioni di persone in piazza. Questa mi pare sia l’essenza della questione e questa è la ragione per cui occorre reagire e non metterci spalle al muro a balbettare. Specie ora, quando l’anno nuovo è cominciato come era finito quello vecchio, con il nuovo (dis)ordine globale che produce nuove guerre e intensifica quelle vecchie, che vedono come prime vittime le aspirazioni dei popoli e delle comunità di potersi autodeterminare e la libertà delle persone di potersi battere per i propri diritti.
GIÙ LE MANI DALLA PALESTINA E DAL VENEZUELA
📅 sabato 10 gennaio h. 14
👉 corteo
📍 Milano, via Giacosa, ang. via Bolzano (M1 Rovereto)
 
Durante le feste sono successe molte cose, dall’ulteriore stretta repressiva contro il movimento di
GIÙ LE MANI DALLA PALESTINA E DAL VENEZUELA 📅 sabato 10 gennaio h. 14 👉 corteo 📍 Milano, via Giacosa, ang. via Bolzano (M1 Rovereto) Durante le feste sono successe molte cose, dall’ulteriore stretta repressiva contro il movimento di solidarietà con il popolo palestinese fino all’intervento militare statunitense contro il Venezuela, mentre a Gaza e Cisgiordania il finto cessate il fuoco ha prodotto unicamente il silenzio mediatico su quello che sta accadendo. Non c’è bisogno di aggiungere altro, perché in fondo sappiamo già tutte queste cose. Quello che invece occorre fare è muoverci e alzare le nostre voci, a partire da questo sabato.
Il 2025 ci aveva portato le piazze piene di rabbia e speranza, ma sta terminando con la risposta del governo a suon di sgomberi e repressione. E allora per il 2026 ci auguro di essere all’altezza della situazione, lucidɜ, determinatɜ e unitɜ
Il 2025 ci aveva portato le piazze piene di rabbia e speranza, ma sta terminando con la risposta del governo a suon di sgomberi e repressione. E allora per il 2026 ci auguro di essere all’altezza della situazione, lucidɜ, determinatɜ e unitɜ
Gaza e tutta la Palestina non fanno più notizia. È questo il principale risultato dei cosiddetti “accordi di pace”, che in realtà non sono nemmeno un vero cessate il fuoco.  Israele continua a bombardare e bloccare l&
Gaza e tutta la Palestina non fanno più notizia. È questo il principale risultato dei cosiddetti “accordi di pace”, che in realtà non sono nemmeno un vero cessate il fuoco. Israele continua a bombardare e bloccare l’afflusso degli aiuti, mentre gran parte della popolazione di Gaza è costretta in metà del territorio della striscia. In Cisgiordania non va meglio, perché coloni ed esercito proseguono nella pulizia etnica e nella cacciata dei palestinesi dalle loro terre. Questa è la realtà sul campo, mentre qui da noi i complici hanno fatto calare il silenzio e destre e “riformisti” del Pd vogliono persino tappare la bocca ai chi denuncia i crimini di Israele, proponendo la messa fuorilegge della critica al sionismo. Per questo occorre tenere viva la mobilitazione. Tutto il resto sono chiacchiere #Gaza #StopGenocide #EndOccupation #FreePalestine #Resistenza

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