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il blog di Luciano Muhlbauer

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È partita l’operazione Salviamo Fontana

June 10, 2020

La Giunta regionale lombarda e la Lega si mostrano sicuri, ma dietro le dichiarazioni stile “non abbiamo sbagliato nulla” si cela qualche evidente preoccupazione. E non perché in giro ci sia un odio anti-lombardo, come tentano di accreditare le destre e qualche importante organo di informazione, ma semplicemente perché sono troppe le cose che non hanno funzionato e che non funzionano, nella gestione concreta dell’emergenza sanitaria e nel “modello lombardo” di sanità, che poi sarebbe più corretto chiamare con il suo vero nome, cioè “modello Formigoni”. E, soprattutto, quelle cose sono manifeste, nella strage nelle Rsa, nella gestione della Valseriana, nelle denunce dei parenti delle vittime, nelle inchieste giornalistiche e della magistratura, nell’abbandono dei medici di base, nell’ospedale in Fiera, nelle desolanti gaffe dell’assessore alla sanità eccetera.

Insomma, bisogna fare qualcosa, perché non si può mica mettere a rischio il governo delle destre della regione più ricca d’Italia, che dura dall’ormai lontano 1995 e che da vent’anni comprende la Lega. E così, dietro l’apparente tranquillità inizia a muoversi qualcosa. La chiameremo operazione Salviamo Fontana, perché nelle regioni siamo in regime di elezione diretta del presidente e questo significa che, se per qualsiasi motivo si dovesse dimettere il Presidente, non potrebbe esserci sostituto, ma andrebbe sciolto anche il Consiglio regionale e verrebbero convocate nuove elezioni.

Certo, è pur vero che questo non significherebbe automaticamente perdere le elezioni, come ci ricorda la vicenda della fine dell’era Formigoni, provocata da un accumulo di casi di corruzione, ma poi le elezioni le vinsero ancora le destre, semplicemente con qualche riequilibrio interno, cioè più Lega e meno Cl. Ma questa volta le cose sono forse più complicate.

Il primo segnale di qualche aggiustamento di tiro è arrivato un paio di settimane fa, con la diffusione dei rumors circa una possibile defenestrazione di Gallera. Poi, qualche giorno fa, in un’intervista sul Corsera, Fontana ha dichiarato “volete un mea culpa? Forse abbiamo trascurato i medici di famiglia”, che contrasta così radicalmente con il tracotante “nei prossimi 5 anni mancheranno 45 mila medici di base, ma chi va più dal medico di base?” dell’allora sottosegretario leghista alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Giorgetti. Infine, è arrivato l’annuncio che cadrà la prima testa: il direttore generale dell’assessorato alla Sanità, Luigi Cajazzo, sarà “spostato” e sostituito con Marco Trivelli.

Altri cambiamenti arriveranno in questi mesi e l’occasione sarà la già programmata rivisitazione della cosiddetta riforma Maroni della sanità lombarda, che implicherà probabilmente anche qualche cambio nella struttura dell’attuale assessorato al Welfare. Cioè, sarà un’occasione per “spostare” anche Gallera.

In sintesi, cedere qualcosina sui medici di base, senza mettere in discussione il modello pubblico-privato esistente, e offrire all’opinione pubblica qualche capro espiatorio. In altre parole, cambiare qualcosina per non cambiare nulla.

Per noi, questo significa non cascare nel tranello, non accontentarci di qualche capro espiatorio che viene “spostato”, perché quello che è successo in questi mesi di emergenza sanitaria ha evidenziato, senza possibilità di appello, l’insostenibilità sociale del modello sanitario pubblico-privato e ospedale-centrico esistente e la necessità di investire invece in un sistema pubblico, dove la medicina di prevenzione e di base riacquistino il loro ruolo. Non è solo un problema della Lombardia, ovviamente, ma qui è particolarmente accentuato ed è qui che va preso per il petto.

E poi, francamente, c’è anche una questione di responsabilità politica (quella giudiziaria la lasciamo alla magistratura) e se ci sono stati degli errori e delle decisioni sbagliate, allora non si può dire che è tutta colpa di qualche direttore o di qualche assessore. Siamo in regime presidenzialista, appunto, con tutto quello ne consegue.

Sarà questa la sfida delle prossime settimane e dei prossimi mesi. Quindi, ben vengano le mobilitazioni, non per odio, ma perché serve un cambiamento vero.

In Politica Tags regione lombardia, sanità, sanità pubblica, covid-19, Fontana, Gallera, Formigoni, Cajazzo
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Oggi a Milano davanti alla stazione Centrale per la Palestina, in occasione del 59° anniversario della Naksa (“sconfitta”). La “guerra dei sei giorni”, com’è conosciuta in occidente, aveva portato all’occupazione militare israeliana di Gerusalemme Est, Cisgiordania, Striscia di Gaza e delle Alture del Golan (poi annesse formalmente da Israele nel 1981). Dopo la Nakba (“catastrofe”) del 1948, cioè la prima espulsione di massa dei palestinesi, la Naksa è ricordata come la seconda grande tragedia del popolo palestinese, perché oltre a una nuova espulsione di massa, avrebbe significato l’avvio sistematico della colonizzazione della Cisgiordania. Ricordare questi eventi non è un esercizio astratto, ma un promemoria concreto per non dimenticare mai che quello che accade oggi con il genocidio non è il frutto del 7 ottobre, che ha agito da mero acceleratore, o della mente criminale di qualche individuo, tipo Ben Gvir o Netanyahu, ma l’esito di un progetto coloniale che viene da lontano e che è stato reso possibile dall’ipocrisia e dalle complicità internazionali.
Un migliaio in piazza a Milano oggi in occasione dello sciopero generale del sindacalismo di base, contro guerra e precarietà, per la Palestina e per aumenti salariali. Forte la richiesta di cessazione immediata di ogni complicità con I
Un migliaio in piazza a Milano oggi in occasione dello sciopero generale del sindacalismo di base, contro guerra e precarietà, per la Palestina e per aumenti salariali. Forte la richiesta di cessazione immediata di ogni complicità con Israele
🇨🇺 CUBA NO ESTÁ SOLA 
📍Milano Largo Donegani
📅 Giovedì 28 maggio h. 17.30 

Qui l’appello che promuove la mobilitazione:

CUBA PER LA PACE
CONTRO LE AGGRESSIONI MILITARI USA
Giovedì 28 maggio dalle ore 17.30
mobilitazio
🇨🇺 CUBA NO ESTÁ SOLA 📍Milano Largo Donegani 📅 Giovedì 28 maggio h. 17.30 Qui l’appello che promuove la mobilitazione: CUBA PER LA PACE CONTRO LE AGGRESSIONI MILITARI USA Giovedì 28 maggio dalle ore 17.30 mobilitazione a Milano Consolato degli Stati Uniti (Turati M3) Decine di organizzazioni, partiti, associazioni e sindacati si sono riuniti per rispondere alle minacce di aggressione contro Cuba. Crediamo sia urgente una mobilitazione unitaria al fianco del popolo cubano. Chiediamo a tutte le forze progressiste, democratiche, antifasciste, pacifiste e solidali di unirsi in un ampio fronte contro ogni tipo di aggressione a Cuba. Chiediamo la fine del blocco, che è a tutti gli effetti una punizione collettiva e unilaterale contro un Paese pacifico che ha esportato solo solidarietà e non rappresenta una minaccia per nessun altro Paese. Invitiamo per giovedì 28 maggio, in concomitanza con la manifestazione a Roma che si concluderà sotto l’Ambasciata Usa, a costruire un momento di mobilitazione unitaria anche a Milano sotto il Consolato degli Stati Uniti. CUBA NO ESTÁ SOLA! 🇨🇺
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