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il blog di Luciano Muhlbauer

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Expo. E se avessero ragione i ribelli della Scala?

February 11, 2015

Chissà se alla fine la Turandot andrà in scena il Primo Maggio. Il Sovraintendente Pereira ne sembra convinto e, infatti, non sarà facile per i delegati e lavoratori “ribelli” resistere. Contro di loro si è scagliata un vera e propria armata istituzionale, dai vertici nazionali del loro sindacato, cioè la Cgil, fino allo stesso Renzi, che alla maniera dei bulli ha annunciato in diretta tv provvedimenti contro i “boicottatori”. E poi, non c’è soltanto il bastone delle minacce, ma anche la carota del “lavorate e in cambio dedichiamo la serata alle morti sul lavoro”. Argomento potente, sempre tirato in ballo quando serve una foglia di fico, ma solitamente dimenticato quando si tratta di prendere decisioni concrete.

Nella vicenda scaligera c’è qualcosa di terribilmente simbolico, qualcosa che rispecchia lo status e il valore che il discorso dominante assegna oggi al lavoro e a chi lavora. E non mi riferisco al quesito se sia ammissibile che si possa lavorare il primo maggio, perché da sempre, anche in tempi ben migliori per i lavoratori, c’è sempre stato chi ha dovuto lavorare per assicurare alcuni servizi, così come c’è chi da sempre lavora a natale, a pasqua o a ferragosto. No, il punto vero è un altro, cioè che a nessuna istituzione sia venuto in mente che magari non era il caso di far coincidere l’inaugurazione di Expo con il Primo Maggio.

Una svista che la dice lunga, ma che fa il paio con l’approccio generale di Expo in materia di lavoro, assunto sempre e soltanto come costo da comprimere e fattore da rendere flessibile e docile. E così, questioni come i diritti o la dignità delle persone finiscono in fondo alla lista delle cose importanti, un po’ come succede nella Weltanschauung di Marchionne o nello Jobs Act di Renzi. Già, perché se è ovvio che i posti di lavoro legati a un evento che dura sei mesi siano a tempo determinato, un po’ meno ovvio è che si faccia dumping sullo stesso contratto precario, inventandosi forme contrattuali creative come quella di “apprendista di Operatore di Grande Evento” oppure sponsorizzando indecenze come l’”apprendistato in somministrazione”. Poi c’è ovviamente anche tutto il resto, dagli stage alla formazione on the job, per finire con quel famoso lavoro gratuito, che oltrepassa pericolosamente il confine tra volontariato e lavoro non retribuito. 

Ebbene sì, Expo è anche una grande fiera della precarietà, che peraltro estende i suoi effetti nello spazio e nel tempo, grazie a accordi e deroghe come quelli promossi da Regione Lombardia. È colpisce quanto in tutta questa vicenda siano state flebili o isolate le voci critiche e che praticamente tutti questi accordi, avvisi comuni e protocolli, a livello milanese e regionale, portino la firma dei sindacati confederali, i quali oscillano tra la subalternità più completa e il tentativo di limitare i danni.

Ecco, il quadro generale è questo e la vicenda scaligera, al di là delle sue ovvie e legittime specificità, andrebbe letta in quest’ottica. Peraltro, non c’è solo la Scala, ma c’è maretta anche tra i lavoratori dell’Atm e di altri servizi pubblici, poiché Expo chiede di lavorare di più, ma poi non si capisce se ci siano i soldi per contratti e straordinari.

Insomma, quei ribelli della Scala che oggi vengono sottoposti a un ignobile linciaggio mediatico forse non hanno tutti i torti, anzi, hanno ragioni da vendere. Comunque vada a finire con la Turandot, Milano dovrebbe ringraziarli, perché hanno ricordato a tutti che lavoro deve fare rima con dignità e diritti, anche in tempi di crisi e Expo. 

Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano il Manifesto il 12 febbraio 2015


In Lavoro Tags Primo Maggio, Expo 2015, milano, precarietà, regione lombardia, lavoratori, Scala
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Tantissimə persone, tantissimə giovani anche questo Lotto Marzo. Una marea ha attraversato Milano per dire no al patriarcato e al ddl Bongiorno, ma anche un no chiaro alla guerra e un sì alla Palestina libera. Con la sua stretta autoritaria e poliziesca il Governo Meloni vuole svuotare le piazze e chiudere le persone in casa e nel silenzio, ma anche oggi si è dimostrato che non andrà così, che hanno sbagliato i conti.
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Da una settimana ormai Usa e Israele bombardano l’Iran, mentre Israele ha avviato una nuova invasione del Libano e, nel più completo disinteresse internazionale, sta intensificando le violenze e la pulizia etnica in Palestina. Anzi no, qualcosa il Governo Meloni, con la gentile collaborazione dei “riformisti” (qualsiasi cosa voglia dire questo termine), l’ha fatta: ha fatto approvare al Senato il cosiddetto “ddl antisemitismo”, che in realtà ha come unico obiettivo la delegittimazione e la progressiva messa fuorilegge della critica al sionismo e dell’opposizione ai crimini di Israele. Oggi migliaia in piazza a Milano contro guerra e genocidio

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