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il blog di Luciano Muhlbauer

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Jobs Act. Ecco perché nulla sarà più come prima

February 24, 2015

Renzi è senz’altro un abilissimo comunicatore, ma è altrettanto vero che può contare su una stampa che gronda conformismo e servilismo. Infatti, il giorno del varo dei decreti attuativi del Jobs Act è stato difficile, se non impossibile, trovare qualche titolo di qualche tg che non ripetesse pedissequamente la narrazione renziana sulla presunta abolizione dei contratti precari e sulla loro sostituzione con il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti.

Suona bene, certo, specie se lo ripetono in tanti dal pulpito televisivo. Peccato però che non sia vero niente. Anzitutto perché tra tutte le forme contrattuali precarie esistenti sono state abolite solo quelle inutilizzate o che non interessavano granché a Confindustria, cioè l’associazione in partecipazione e il job sharing, mentre i co.co.pro. verranno sì aboliti a partire dal 2016, ma solo laddove non sono previsti dai contratti nazionali. A tutto questo va aggiunto che viene confermato in pieno il decreto Poletti (legge 78/2014), che tra l’altro aveva aumentato a 36 mesi, comprensivi di 5 proroghe, la durata massima per l’acasualità dei contratti a termine. 

Ed eccoci al famoso “contratto a tempo determinato a tutele crescenti”, quello che secondo Renzi sostituirebbe i contratti precari, ma che in realtà fa l’esatto contrario, cioè sostituisce il contratto a tempo indeterminato. Infatti, d’ora in poi ogni nuovo assunto, anche chi a 50 anni cambia posto di lavoro, non verrà più assunto con il contratto a tempo indeterminato così come lo conosciamo, bensì con quello nuovo. E la differenza tra quello vecchio e quello nuovo è sostanziale, cioè sta nella disciplina del licenziamento, individuale e collettivo, poiché per quelli nuovi non vale più l’articolo 18, cioè la possibilità del reintegro nel posto del lavoro, salvo per alcune fattispecie particolari, cioè quelle più difficili da dimostrare in sede processuale. In altre parole, il nuovo contratto rende precario anche quello che sulla carta continua a chiamarsi “tempo indeterminato”.

Per capirci, con il nuovo contratto, anche se il giudice accerta che sei stato vittima di un licenziamento illegittimo, il tuo posto di lavoro non puoi più riaverlo, ma avrai semplicemente un indennizzo. L’ammontare di quest’ultimo, peraltro, non viene deciso in autonomia dal giudice, ma il decreto attuativo prevede un preciso tariffario. Insomma, per dirla con l’Ocse, più prosaica e meno incline alle narrazioni, la nuova normativa va bene perché riduce i costi reali dei licenziamenti.

Il contrasto tra narrazione e realtà è radicale e manifesto, eppure la prima prevale nettamente e brutalmente sulla seconda. E questo è indubbiamente un segno dei tempi, anzi, forse è il segno più eloquente di tutti, poiché certifica che sono cambiati in profondità non soltanto i rapporti di forza sociali, ma definitivamente anche l’egemonia culturale, cioè la capacità di produrre narrazione non minoritaria.

L’articolo 18 e lo Statuto dei Lavoratori furono il prodotto di un’epoca di conflitti, movimenti e grandi aspirazioni, che avevano modificato i rapporti di forza. Contro quel movimento operaio furono scagliate le bombe della strategia della tensione e lo stesso Statuto dei Lavoratori era concepito come un modo per frenare l’impeto della mobilitazione sociale. Non solo i rivoluzionari dell’epoca lo consideravano moderato, ma in quel 1970 anche il PCI si astenne in Parlamento sullo Statuto. Ma poi arrivarono gli anni della sconfitta, del riflusso, delle ristrutturazioni e dei dogmi del neoliberismo. I rapporti di forza man mano tornarono a parlare la lingua del padrone, nel frattempo sempre più globalizzato e finanziarizzato, e l’articolo 18 diventò una bandiera, una diga, un’estrema difesa per un lavoro sotto attacco. Alla fine anche questa diga ha ceduto, non sotto i colpi di Berlusconi e delle destre, bensì sotto quelli di Renzi, capo del partito che affonda le sue radici in quello che fu il PCI. E anche questo è altamente significativo.

Con il Jobs Act non cambia soltanto una norma, non c’è soltanto un’ulteriore spinta verso la precarizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici, ma cambia il paradigma e si chiude definitivamente un ciclo, quello apertosi con le lotte operaie e studentesche del ’68-’69 e forse anche oltre. Questo è il senso profondo dell’operazione gestita da Renzi e richiesta dall’Europa delle politiche d’austerità. 

Nulla sarà più come prima e questo significa anche che le pratiche politiche, sociali e sindacali alle quali siamo abituati e che si erano formate e istituzionalizzate nei decenni precedenti non sono più adeguate, non corrispondono più alla realtà sociale, politica e normativa. Renzi lo sa bene e lo sanno bene i banchieri europei e i padroni nostrani, ma noi lo abbiamo capito? Ahinoi, mi pare che dalle nostre parti, a sinistra, nel sindacalismo conflittuale (quell’altro lasciamolo perdere) e nei movimenti, la consapevolezza del cambio d’epoca e delle relative implicazioni fatichi tuttora a farsi largo. Non che le risposte siano semplici o già pronte -anzi, sarà düra, come dicono in Valle-, ma essere consapevoli del problema è condicio sine qua non per non rimanere impantanati in schemi e modalità che non hanno più senso e per poter invece guardare avanti e costruire un nuovo ciclo.


In Lavoro Tags jobs act, decreti attuativi, sindacato, movimenti, statuto dei lavoratori, articolo 18, sinistra
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Questa volta tutto si può dire tranne che non li abbiamo visti arrivare, perché stanno arrivando un po’ dappertutto e in parte sono già arrivati. Anche le analisi sono già state fatte e, quando non sono palesemente disoneste, non fanno che ribadire che la ragione ultima vada cercata nell’abbandono delle classi popolari e nella trasformazione in pretoriani degli interessi dominanti da parte delle forze politiche tradizionali. Eppure, si insiste e si insiste ancora, dal taglio del welfare al riarmo, passando per qualche rincorsa securitaria delle destre. In Germania il governo Merz, tenuto in vita da quello che resta della socialdemocrazia, punta tutto sul riarmo e vuole costruire il “primo esercito europeo”, salvo poi rischiare di doverlo consegnare ai nuovi nazi. Un capolavoro. Ora, io non dico che sarà semplice, perché anche avendoli visti arrivare e avere belle analisi non è sufficiente, ma cristo almeno smettiamola di pensare che qualche appello antifascista e qualche ammucchiata senza bussola possa portare da qualche parte.
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Oggi il corteo palestinese di Milano ha raggiunto il Consolato Usa, perché senza la complicità del cosiddetto Occidente, in primis gli Stati Uniti, semplicemente Israele non potrebbe fare quello che sta facendo. Era così ieri ed è così oggi. Per questo è decisivo impegnarsi per la rottura di ogni collaborazione con la colonizzazione, la pulizia etnica e il genocidio.
#compas #uniti #freepalestine #milano #napoli
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A Milano riprendono i cortei del sabato per la Palestina
LA REPRESSIONE POLITICA DELL’AMMINISTRAZIONE TRUMP SBARCA IN ITALIA
COLLETTIVO AUTISTICI/INVENTATI SANZIONATO DAGLI USA

No, non è una fake news o uno scherzo di cattivo gusto, ma è una triste realtà dei tempi che corrono:
LA REPRESSIONE POLITICA DELL’AMMINISTRAZIONE TRUMP SBARCA IN ITALIA COLLETTIVO AUTISTICI/INVENTATI SANZIONATO DAGLI USA No, non è una fake news o uno scherzo di cattivo gusto, ma è una triste realtà dei tempi che corrono: la caccia agli antifa scatenata dall’amministrazione Trump è sbarcata anche in Italia, colpendo il collettivo Autistici/Inventati, sanzionato dal Dipartimento del Tesoro e dichiarato “Specially Designated Global Terrorist” dal Dipartimento di Stato. Di solito, quando gli Usa sanzionano qualcun* per motivi politici, tipo i giudici della corte penale internazionale o Francesca Albanese, l’Italia e gli altri paesi europei balbettano due banalità, ma poi non muovono nemmeno mezzo dito. Ora cosa farà il governo italiano? Si adeguerà anche stavolta al comando di Trump o avrà qualche sussulto di dignità? Già, domanda più che legittima, perché Autistici/Inventati non è un gruppo clandestino, ma una realtà del movimento attiva alla luce del sole e legalmente nella lotta per i diritti digitali sin dal 2001, l’anno di Genova. La mia completa solidarietà al Collettivo Autistici/Inventati!

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