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il blog di Luciano Muhlbauer

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Coalizzare le pratiche sociali per rompere l'inerzia politica

March 26, 2015

Coalizione sociale? Apriti cielo! E così, è stata sufficiente una riunione convocata da Landini e dalla Fiom perché sul lato sinistro del mondo scoppiasse un putiferio. Prese di distanza, alzate di scudi, imbarazzi e gli immancabili sì-ma-però. È volato di tutto, persino la madre di tutti i moniti: “il sindacato non fa politica!”. Niente male, davvero, specie se proviene da chi, pur di non disturbare il proprio partito di riferimento, non aveva fatto mezzo sciopero contro la peggior riforma delle pensioni degli ultimi decenni.

Ma tutto questo trambusto non è necessariamente un male, poiché in fondo conferma che l’iniziativa ha colto nel segno. Si sa, la lingua batte dove il dente duole e l’inefficacia, l’inconcludenza e, in ultima analisi, l’irrilevanza dei percorsi messi finora in campo alla sinistra di Renzi sono ormai conclamate.

Siamo molto bravi a fare il tifo per gli altri, per Syriza e per Podemos, molto meno a indagare e leggere le dinamiche sociali, culturali e politiche che hanno reso possibili quelle esperienze. Ambedue, pur nelle loro significative diversità, sono il prodotto di condizioni e scelte precise, dall’immersione nel sociale e nei conflitti fino alla rottura con le pratiche e i ceti politici preesistenti, senza peraltro cadere nelle eterne trappole del minoritarismo o del tatticismo. Insomma, non risolveremmo nulla e non convinceremmo nessuno se pensassimo di cavarcela con una spolveratina di Syriza e Podemos sulle sinistre così come oggi si presentano.

La proposta o, meglio, il percorso della coalizione sociale forse non sarà la soluzione a tutti i nostri mali, ma intanto ha due innegabili meriti che la rendono molto preziosa. Primo, nell’inerzia che pervade la sinistra segna un movimento, una novità, un’azione. E non è poca cosa. Secondo, pone il problema nella maniera giusta, cioè non a partire dai conciliaboli di gruppi dirigenti il più delle volte esausti, bensì a partire dalla necessità di ri-costruire anzitutto una soggettività e un campo sociale, che diano nuovamente sostanza politica e culturale e forza materiale a un progetto di trasformazione.

Già, perché dalle nostre parti da anni si nominano e si invocano i “nuovi soggetti”, come i precari e le precarie, e le “trasformazioni del mondo del lavoro”, ma poi, salvo qualche lodevole eccezione, non si traggono le conseguenze e si continua come prima, a livello sindacale, sociale e politico. E nemmeno la sonora sconfitta incassata sullo Jobs Act, perché di questo si tratta, sembra aver spezzato questa inerzia o, almeno, aperto una riflessione vera. Eppure, quella sconfitta racconta di un mondo diverso da quello che molti gruppi dirigenti continuano ad avere in testa, di rapporti di forza sociali cambiati drammaticamente e di un’egemonia culturale che si è accasata ormai stabilmente dall’altra parte. 

Ci dirà il futuro se quella della coalizione sociale sarà la strada capace di portarci a qualche destinazione o se la Fiom, soggetto “tradizionale”, potrà essere il motore della costruzione di un nuovo campo sociale in grado di confrontarsi e scontrarsi non tanto e soltanto con il renzismo, ma con le politiche liberiste e di austerità dominanti in tutta Europa, oppure se sarà effettivamente possibile costruire alcunché di significativo finché perdura l’assenza di movimenti e conflitti sociali estesi. Ma l’idea è senz’altro convincente, va nella giusta direzione e propone un’iniziativa concreta. E purché si lavori per coalizzare, nella loro pluralità, le pratiche sociali, più che i gruppi dirigenti, ora e qui vale la pena investirci seriamente.

Per i pullman da Milano per la manifestazione del 28 chiama lo 0255025227 

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In Politica Tags sindacato, landini, Podemos, movimenti, lavoratori, precari, Syriza, sinistra, fiom, coalizione sociale, jobs act
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Questa volta tutto si può dire tranne che non li abbiamo visti arrivare, perché stanno arrivando un po’ dappertutto e in parte sono già arrivati. Anche le analisi sono già state fatte e, quando non sono palesemente d
Questa volta tutto si può dire tranne che non li abbiamo visti arrivare, perché stanno arrivando un po’ dappertutto e in parte sono già arrivati. Anche le analisi sono già state fatte e, quando non sono palesemente disoneste, non fanno che ribadire che la ragione ultima vada cercata nell’abbandono delle classi popolari e nella trasformazione in pretoriani degli interessi dominanti da parte delle forze politiche tradizionali. Eppure, si insiste e si insiste ancora, dal taglio del welfare al riarmo, passando per qualche rincorsa securitaria delle destre. In Germania il governo Merz, tenuto in vita da quello che resta della socialdemocrazia, punta tutto sul riarmo e vuole costruire il “primo esercito europeo”, salvo poi rischiare di doverlo consegnare ai nuovi nazi. Un capolavoro. Ora, io non dico che sarà semplice, perché anche avendoli visti arrivare e avere belle analisi non è sufficiente, ma cristo almeno smettiamola di pensare che qualche appello antifascista e qualche ammucchiata senza bussola possa portare da qualche parte.
Oggi il corteo palestinese di Milano ha raggiunto il Consolato Usa, perché senza la complicità del cosiddetto Occidente, in primis gli Stati Uniti, semplicemente Israele non potrebbe fare quello che sta facendo. Era così ieri ed
Oggi il corteo palestinese di Milano ha raggiunto il Consolato Usa, perché senza la complicità del cosiddetto Occidente, in primis gli Stati Uniti, semplicemente Israele non potrebbe fare quello che sta facendo. Era così ieri ed è così oggi. Per questo è decisivo impegnarsi per la rottura di ogni collaborazione con la colonizzazione, la pulizia etnica e il genocidio.
#compas #uniti #freepalestine #milano #napoli
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Di nuovo per la Palestina, come ieri e come domani, perché neanche per un giorno dobbiamo arrenderci alla normalizzazione del genocidio, a Milano e ovunque
Di nuovo per la Palestina, come ieri e come domani, perché neanche per un giorno dobbiamo arrenderci alla normalizzazione del genocidio, a Milano e ovunque
A Milano riprendono i cortei del sabato per la Palestina
LA REPRESSIONE POLITICA DELL’AMMINISTRAZIONE TRUMP SBARCA IN ITALIA
COLLETTIVO AUTISTICI/INVENTATI SANZIONATO DAGLI USA

No, non è una fake news o uno scherzo di cattivo gusto, ma è una triste realtà dei tempi che corrono:
LA REPRESSIONE POLITICA DELL’AMMINISTRAZIONE TRUMP SBARCA IN ITALIA COLLETTIVO AUTISTICI/INVENTATI SANZIONATO DAGLI USA No, non è una fake news o uno scherzo di cattivo gusto, ma è una triste realtà dei tempi che corrono: la caccia agli antifa scatenata dall’amministrazione Trump è sbarcata anche in Italia, colpendo il collettivo Autistici/Inventati, sanzionato dal Dipartimento del Tesoro e dichiarato “Specially Designated Global Terrorist” dal Dipartimento di Stato. Di solito, quando gli Usa sanzionano qualcun* per motivi politici, tipo i giudici della corte penale internazionale o Francesca Albanese, l’Italia e gli altri paesi europei balbettano due banalità, ma poi non muovono nemmeno mezzo dito. Ora cosa farà il governo italiano? Si adeguerà anche stavolta al comando di Trump o avrà qualche sussulto di dignità? Già, domanda più che legittima, perché Autistici/Inventati non è un gruppo clandestino, ma una realtà del movimento attiva alla luce del sole e legalmente nella lotta per i diritti digitali sin dal 2001, l’anno di Genova. La mia completa solidarietà al Collettivo Autistici/Inventati!

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