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il blog di Luciano Muhlbauer

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Via Padova, il passo falso di Sala e il ritorno della narrazione tossica

November 15, 2016

Ci risiamo, sei anni dopo il mio quartiere, cioè via Padova, si trova di nuovo sbattuto in prima pagina e di nuovo si trova associato alla parola “esercito”. Nel 2010 chi governava Milano, cioè Moratti, De Corato e Lega, si inventarono persino un coprifuoco e fu un’esperienza allucinante, da universo parallelo, che non auguro a nessuno, ma che alla fine avrebbe prodotto una sana reazione del quartiere e, a conti fatti, provocato l’inizio della fine del ventennio di governo cittadino delle destre. Con l’amministrazione arancione i toni cambiarono decisamente e l’aria si ripulì, ma via Padova rimase periferia dal punto di vista dell’attenzione politica e amministrativa, tutta monopolizzata dal centro, dai grandi eventi e dal nuovo skyline. Ora c’è un altro Sindaco, che parla di nuovo impegno verso le periferie, ma poi ci ha messo pochi mesi a ricascare nel vecchio vizio. E così, ora mi toccherà di nuovo affrontare amici, colleghi e conoscenti che con occhi sgranati mi chiedono “Abiti in via Padova! Ma come fai? Non è pericoloso?”.

Via Padova non è certamente un paradiso, ma non è nemmeno l’inferno. E personalmente mi piace stare qui. È una delle tante periferie, dove peraltro vive la maggior parte dei milanesi, che soffre per la disattenzione della politica cittadina che conta. E in questi ultimi anni la distanza tra centro e periferie è cresciuta. Basta farsi un giro in città con occhi e mente aperti per rendersene conto.

Via Padova è lunga circa 4,5 chilometri, parte da Loreto e finisce a Cascina Gobba, sul confine con Vimodrone e Cologno Monzese. Secondo Google Maps ci metti 55 minuti a fartela a piedi. È una via che comprende un sacco di mondi diversi, dove ci sono i famosi posti poco raccomandabili, come per esempio via Arquà, ma che lo sono da tempo e tutti quanti li conoscono. Ma poi c’è anche e soprattutto molto altro, come la Martesana o le ville d’epoca di Crescenzago oppure le molte zone normalissime con i loro normalissimi problemi, come la mia, dove il problema principale sono le buche nell’asfalto e la cacca dei cani per strada. Ecco, giusto per ricordare che puoi anche vivere tranquillamente in un quartiere meticcio e multietnico e avere quei problemi lì e non necessariamente quello del delinquente fuori di testa che ti assalta sotto casa.

Chi dice che via Padova è fuori controllo e in mano al crimine di solito non solo non abita qui, ma non conosce nemmeno la zona. Gli osservatori più lucidi se ne sono infatti accorti. Per esempio, Elena Viale, nel suo articolo scritto per Vice qualche mese fa (Siamo andati a vedere se via Padova è davvero la nuova Brooklyn di Milano) scrive:” Per un certo periodo della mia vita ho lavorato in una traversa particolarmente losca e particolarmente in fondo di via Padova, perciò i miei ricordi erano certo un po' falsati, ma la prima cosa di cui mi rendo conto oggi è che a considerarla una zona buia di Milano sono soprattutto i non residenti”. Mentre Piero Colaprico, nel suo articolo di oggi su La Repubblica, sceglie di citare le parole di un poliziotto: “Passa una volante, il cronista conosce da tempo il capopattuglia, che riassume brutalmente così: ‘Se in questa strada caga un piccione, fa audience’".

Non so cosa volesse fare il Sindaco Sala con le sue parole di ieri. Forse l’ha detta male, forse voleva dire esattamente questo o forse hanno ragione gli amici di Radio Popolare che sostengono che in realtà sono stati i media a montare il caso. Non lo so e comunque mi interessa fino a un certo punto, perché il problema è un altro, cioè che dopo anni a Milano è stata di nuovo riproposta quella narrazione tossica che avvelena l’aria che respiriamo e che rende tutto più difficile. È quella narrazione che va rovesciata. Altrimenti è più onesto fare come fece Gabriele Albertini, che unificò la delega alle Periferie e quella alla Sicurezza in un unico Assessorato.

E, beninteso, questo è un problema che riguarda tutta Milano, non solo via Padova.

2010, Milano, via Padova, manifestazione di quartiere contro il coprifuoco

2010, Milano, via Padova, manifestazione di quartiere contro il coprifuoco

In Politica Tags Milano, via padova, sala, esercito, piero colaprico, elena viale, vice
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Oggi a Milano davanti alla stazione Centrale per la Palestina, in occasione del 59° anniversario della Naksa (“sconfitta”). La “guerra dei sei giorni”, com’è conosciuta in occidente, aveva portato all’oc
Oggi a Milano davanti alla stazione Centrale per la Palestina, in occasione del 59° anniversario della Naksa (“sconfitta”). La “guerra dei sei giorni”, com’è conosciuta in occidente, aveva portato all’occupazione militare israeliana di Gerusalemme Est, Cisgiordania, Striscia di Gaza e delle Alture del Golan (poi annesse formalmente da Israele nel 1981). Dopo la Nakba (“catastrofe”) del 1948, cioè la prima espulsione di massa dei palestinesi, la Naksa è ricordata come la seconda grande tragedia del popolo palestinese, perché oltre a una nuova espulsione di massa, avrebbe significato l’avvio sistematico della colonizzazione della Cisgiordania. Ricordare questi eventi non è un esercizio astratto, ma un promemoria concreto per non dimenticare mai che quello che accade oggi con il genocidio non è il frutto del 7 ottobre, che ha agito da mero acceleratore, o della mente criminale di qualche individuo, tipo Ben Gvir o Netanyahu, ma l’esito di un progetto coloniale che viene da lontano e che è stato reso possibile dall’ipocrisia e dalle complicità internazionali.
Un migliaio in piazza a Milano oggi in occasione dello sciopero generale del sindacalismo di base, contro guerra e precarietà, per la Palestina e per aumenti salariali. Forte la richiesta di cessazione immediata di ogni complicità con I
Un migliaio in piazza a Milano oggi in occasione dello sciopero generale del sindacalismo di base, contro guerra e precarietà, per la Palestina e per aumenti salariali. Forte la richiesta di cessazione immediata di ogni complicità con Israele
🇨🇺 CUBA NO ESTÁ SOLA 
📍Milano Largo Donegani
📅 Giovedì 28 maggio h. 17.30 

Qui l’appello che promuove la mobilitazione:

CUBA PER LA PACE
CONTRO LE AGGRESSIONI MILITARI USA
Giovedì 28 maggio dalle ore 17.30
mobilitazio
🇨🇺 CUBA NO ESTÁ SOLA 📍Milano Largo Donegani 📅 Giovedì 28 maggio h. 17.30 Qui l’appello che promuove la mobilitazione: CUBA PER LA PACE CONTRO LE AGGRESSIONI MILITARI USA Giovedì 28 maggio dalle ore 17.30 mobilitazione a Milano Consolato degli Stati Uniti (Turati M3) Decine di organizzazioni, partiti, associazioni e sindacati si sono riuniti per rispondere alle minacce di aggressione contro Cuba. Crediamo sia urgente una mobilitazione unitaria al fianco del popolo cubano. Chiediamo a tutte le forze progressiste, democratiche, antifasciste, pacifiste e solidali di unirsi in un ampio fronte contro ogni tipo di aggressione a Cuba. Chiediamo la fine del blocco, che è a tutti gli effetti una punizione collettiva e unilaterale contro un Paese pacifico che ha esportato solo solidarietà e non rappresenta una minaccia per nessun altro Paese. Invitiamo per giovedì 28 maggio, in concomitanza con la manifestazione a Roma che si concluderà sotto l’Ambasciata Usa, a costruire un momento di mobilitazione unitaria anche a Milano sotto il Consolato degli Stati Uniti. CUBA NO ESTÁ SOLA! 🇨🇺
Con la Palestina e la sua resistenza, contro i criminali e i loro complici, sempre ✊
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