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il blog di Luciano Muhlbauer

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Arrivano i frutti amari del Jobs Act. La Novelis di Pieve licenzia delegato Fiom. Operai in sciopero

May 20, 2015

Il Jobs Act non è soltanto un insieme di norme di legge, ma anche un manifesto politico, un incitamento governativo ad aggredire i diritti e le libertà dei lavoratori e delle lavoratrici. Non a caso il suo fatto costituente è stato lo scontro frontale, deliberatamente ricercato, con le organizzazioni sindacali, anche con quelle più collaborazioniste e persino quando non sarebbe stato necessario. E così, non può sorprendere che il Jobs Act produca effettivi anche al di là della sua sfera d’applicazione formale, come sta succedendo in questi giorni alla Novelis Italia Srl di Pieve Emanuele (MI).

Infatti, venerdì scorso, cioè il 15 maggio, la direzione aziendale ha licenziato in tronco Giuseppe Andreula, storico delegato sindacale della Fiom. Il motivo? Un’animata discussione tra colleghi che ha visto partecipe Andreula e la conseguente accusa della direzione aziendale di “colpevole condotta inurbana” e di “pervicace volontà di non attenersi ai doveri di obbedienza e diligenza”. È palese che si tratta di un pretesto e che il motivo vero sta nella volontà aziendale di liberarsi di un delegato sindacale scomodo e combattivo. Chissà, magari in vista di qualche piano di ristrutturazione.

Insomma, il solito e vecchio gioco di spezzare la resistenza degli operai, ma la novità consiste nel fatto che ora si procede con una disinvoltura inquietante, che fino a qualche anno fa era impensabile. Infatti, Andreula non ha il nuovo contratto “a tutele crescenti”, che non prevede la tutela del reintegro in caso di licenziamento illegittimo, bensì il “vecchio” contratto a tempo indeterminato, che prevede l’articolo 18 e il reintegro, sebbene nella versione manomessa del governo Monti. Ma, appunto, l’aria che tira è questa, ci si prova, si va comunque allo scontro frontale, certi di trovare simpatia e legittimazione politica da parte di chi governa il paese.

La Novelis di Pieve, attiva nel settore della laminazione, ha 180 dipendenti e normalmente lavora a ciclo continuo. Da venerdì scorso, però, la produzione è ferma completamente, poiché gli operai sono scesi in sciopero immediatamente, appena si è saputo del licenziamento di Giuseppe. In altre parole, gli operai sono ormai al quinto giorno di sciopero e i cancelli della fabbrica sono presidiati permanentemente. La richiesta e semplice e precisa: il ritiro del licenziamento politico.

Esprimere la nostra solidarietà con Giuseppe Andreula e con gli operai della Novelis è un atto dovuto, comunque, perché si tratta di un licenziamento politico di un operaio, colpevole unicamente di fare bene il delegato sindacale. Ma alla luce del clima che si è creato con l’operazione Jobs Act e dell’ormai aperta aggressione a ogni forma di organizzazione e rappresentanza non collaborazionista dei lavoratori e delle lavoratrici, è ancora più necessario non lasciare soli gli operai della Novelis.

Se volete andare a trovarli, la fabbrica si trova in via Buozzi 12 a Pieve Emanuele. Inoltre, visto che lo sciopero è ormai al quinto giorno consecutivo, è stata attivata una cassa di resistenza. Eccovi le coordinate: CC 100000063661 intestato a Cral “Il rotolo”, presso Banca Prossima Intesa Sanpaolo, IBAN: IT29E0335901600100000063661, BIC: BCITITMX.

Aggiornamento del 21 maggio: la lotta paga, anche se ormai in troppi sembrano non ricordarlo più. Dopo 7 giorni di sciopero e di blocco totale della produzione gli operai della Novelis hanno vinto. Oggi, durante l'incontro in Prefettura tra rappresentanze dei lavoratori e direzione aziendale, quest'ultima ha ritirato il licenziamento di Giuseppe Andreula.

Il messaggio della Rsu Novelis del 23 maggio: Ti ringraziamo per la solidarietà espressa alla nostra lotta. Sono stati 7 giorni intensi, dalle ore 17 di venerdì 15 quando è iniziato lo sciopero (lavoriamo a turni e sette giorni su sette) alle ore 15 di giovedì 21. 18 turni fermi, con il blocco totale delle persone e delle merci, con presidi notturni e blocchi stradali. Un'esperienza durante la quale i timori e le preoccupazioni sull'esito erano presenti ma la volontà, la determinazione, la passione e l'organizzazione hanno prevalso. Il 21 alle ore 12 in Prefettura a Milano è stato raggiunto un accordo tra l’ R.S.U., le OO.SS. e la Direzione, con il ritiro del licenziamento di Giuseppe Andreula, il nostro delegato FIOM con maggior esperienza sindacale. Questo ha permesso il riaprirsi delle Relazioni Sindacali e conseguentemente la ripresa dell'attività.
Dopo 7 giorni di sciopero si è quindi conclusa positivamente la vertenza.
Ringraziamo tutti coloro che hanno contribuito a questo risultato e quindi anche a te che ci sei stato vicino.
La Cassa di Resistenza ha certamente contribuito al buon esito della vertenza perché permetteva di tracciare nel tempo la possibilità di resistere un minuto in più della controparte aziendale; l’UNITA’ SINDACALE è stata anch'essa determinante perché quando si è UNITI SI VINCE.
I delegati di Novelis Pieve


In Lavoro Tags jobs act, Pieve Emanuele, licenziamento, fiom, presidio, sciopero, Novelis
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DONNA VITA LIBERTÀ
né regime, né monarchia
Oggi presidio a Milano a fianco dei popoli dell’Iran in rivolta contro il regime.
DONNA VITA LIBERTÀ né regime, né monarchia Oggi presidio a Milano a fianco dei popoli dell’Iran in rivolta contro il regime.
2mila persone hanno oggi manifestato a Milano per chiedere la liberazione dei palestinesi arrestati dopo natale con accuse pesantissime e basate interamente su segnalazioni israeliane. Forse è giunto il momento che anche chi fino ad oggi ha pr
2mila persone hanno oggi manifestato a Milano per chiedere la liberazione dei palestinesi arrestati dopo natale con accuse pesantissime e basate interamente su segnalazioni israeliane. Forse è giunto il momento che anche chi fino ad oggi ha preferito stare in silenzio prenda parola. O no?
Il 2025 era finito con gli arresti di diversi palestinesi, tra cui il presidente dell’Associazione palestinesi in Italia (Api), Mohammad Hannoun, con l’accusa pesantissima di associazione con finalità di terrorismo. Leggendo le carte dei magistrati si scopre che le accuse sono praticamente un copia e incolla di dossier israeliani, che sostengono che gli aiuti umanitari inviati a Gaza e Cisgiordania dalle associazioni palestinesi indagate abbiano sostenuto Hamas. Insomma, grosso modo la stessa accusa che le autorità israeliane rivolgono a chiunque porti aiuti o servizi nei territori occupati, dalle agenzie Onu fino alle Ong, tra cui anche Medici senza frontiere. L’obiettivo di Israele è chiaro e trasparente, cioè creare il vuoto attorno al popolo palestinese per poter proseguire senza ostacoli la pulizia etnica. L’obiettivo del governo Meloni pare altrettanto chiaro e trasparente, cioè delegittimare e disarticolare il movimento di solidarietà che in autunno aveva portato milioni di persone in piazza. Questa mi pare sia l’essenza della questione e questa è la ragione per cui occorre reagire e non metterci spalle al muro a balbettare. Specie ora, quando l’anno nuovo è cominciato come era finito quello vecchio, con il nuovo (dis)ordine globale che produce nuove guerre e intensifica quelle vecchie, che vedono come prime vittime le aspirazioni dei popoli e delle comunità di potersi autodeterminare e la libertà delle persone di potersi battere per i propri diritti.
GIÙ LE MANI DALLA PALESTINA E DAL VENEZUELA
📅 sabato 10 gennaio h. 14
👉 corteo
📍 Milano, via Giacosa, ang. via Bolzano (M1 Rovereto)
 
Durante le feste sono successe molte cose, dall’ulteriore stretta repressiva contro il movimento di
GIÙ LE MANI DALLA PALESTINA E DAL VENEZUELA 📅 sabato 10 gennaio h. 14 👉 corteo 📍 Milano, via Giacosa, ang. via Bolzano (M1 Rovereto) Durante le feste sono successe molte cose, dall’ulteriore stretta repressiva contro il movimento di solidarietà con il popolo palestinese fino all’intervento militare statunitense contro il Venezuela, mentre a Gaza e Cisgiordania il finto cessate il fuoco ha prodotto unicamente il silenzio mediatico su quello che sta accadendo. Non c’è bisogno di aggiungere altro, perché in fondo sappiamo già tutte queste cose. Quello che invece occorre fare è muoverci e alzare le nostre voci, a partire da questo sabato.
Il 2025 ci aveva portato le piazze piene di rabbia e speranza, ma sta terminando con la risposta del governo a suon di sgomberi e repressione. E allora per il 2026 ci auguro di essere all’altezza della situazione, lucidɜ, determinatɜ e unitɜ
Il 2025 ci aveva portato le piazze piene di rabbia e speranza, ma sta terminando con la risposta del governo a suon di sgomberi e repressione. E allora per il 2026 ci auguro di essere all’altezza della situazione, lucidɜ, determinatɜ e unitɜ
Gaza e tutta la Palestina non fanno più notizia. È questo il principale risultato dei cosiddetti “accordi di pace”, che in realtà non sono nemmeno un vero cessate il fuoco.  Israele continua a bombardare e bloccare l&
Gaza e tutta la Palestina non fanno più notizia. È questo il principale risultato dei cosiddetti “accordi di pace”, che in realtà non sono nemmeno un vero cessate il fuoco. Israele continua a bombardare e bloccare l’afflusso degli aiuti, mentre gran parte della popolazione di Gaza è costretta in metà del territorio della striscia. In Cisgiordania non va meglio, perché coloni ed esercito proseguono nella pulizia etnica e nella cacciata dei palestinesi dalle loro terre. Questa è la realtà sul campo, mentre qui da noi i complici hanno fatto calare il silenzio e destre e “riformisti” del Pd vogliono persino tappare la bocca ai chi denuncia i crimini di Israele, proponendo la messa fuorilegge della critica al sionismo. Per questo occorre tenere viva la mobilitazione. Tutto il resto sono chiacchiere #Gaza #StopGenocide #EndOccupation #FreePalestine #Resistenza

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