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il blog di Luciano Muhlbauer

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Dopo il 6 settembre osare di più

September 11, 2025

La Milano degli ultimi anni ha sempre alternato periodi più o meno lunghi di piazze vuote e improvvise esplosioni di partecipazione ed è facile, facilissimo cedere alla tentazione di applicare questo schema anche al corteo del 6 settembre. Eppure, in quella giornata c’era qualcosa di diverso, perché era un corteo sicuramente alimentato da un’ondata emotiva, come sempre accade quando toccano i simboli e il vissuto personale, ma era anche un corteo molto politico, che ha puntato il dito sia contro le mire autoritarie del governo nazionale, sia contro una politica cittadina che favorisce gli speculatori e che a colpi di gentrificazione espelle i ceti popolari, comprese parti del famoso ceto medio. E il fatto che Manfredi Catella si sia sentito in dovere di attaccare pubblicamente quella manifestazione rappresenta una conferma dell’impatto politico del 6 settembre.

Ma se ci fermassimo a questa fotografia, senza fare i conti con le contraddizioni di quella giornata, faremmo non solo un torto a quelle 80mila persone scese in piazza, ma soprattutto non indagheremmo le potenzialità e le possibilità che quella partecipazione ha evocato.

Era un corteo di molti cortei, in realtà, e il riferimento non è semplicemente al corteo degli spazi sociali e dei movimenti, poi confluito in quello generale. Ma erano molteplici le motivazioni presenti, espresse anche con prese di posizioni diverse, unite tuttavia in un comune bisogno di (ri)prendere parola dopo tre anni di governo Meloni e 14 anni di centrosinistra meneghino, che di fatto ha delegato l’urbanistica ai grossi capitali finanziari e immobiliari, consentendo agli investitori privati di costruire grattacieli con una semplice Scia o spostando le valutazioni urbanistiche nella più mansueta commissione paesaggio, ma totalmente incapace di trovare soluzioni per il Leoncavallo.

C’erano molte motivazioni, ma da un punto di vista politica due grandi campi di ragionamento hanno convissuto in quella giornata. C’era chi teorizzava una sorta di politica dei due tempi, prima combattiamo le aggressioni delle destre di governo e poi, in un tempo non meglio specificato, ci occupiamo di Milano. E c’era chi riteneva, come chi scrive, che non c’è spazio per la politica dei due tempi, ma che l’unica maniera anche per resistere e fermare le destre sta nel fare i conti fino in fondo, oggi e qui, con il modello Milano, perché cos’è quel modello se non la prosecuzione del modello di città già delineato dalle precedenti amministrazioni comunali di centrodestra?

Il 6 settembre le differenze, contraddizioni e sfumature hanno convissuto grazie a una dinamica di mobilitazione più grande, ma non hanno dialogato. L’aveva peraltro già mostrato la partecipatissima assemblea cittadina del 2 settembre, dove gli interventi non dialogavano e non confliggevano, ma dove semplicemente ogni soggetto ha esplicitato il proprio posizionamento.

Se vogliamo guardare avanti e considerare il 6 settembre un punto di partenza e non una felice parentesi, dobbiamo fare qualche passo in più e aprire una riflessione sulle convergenze possibili e necessarie. Non mi riferisco tanto ai due grandi campi di ragionamento, ma a quello che comprende i movimenti e gli spazi sociali, anche perché siamo tra i principali bersagli della stretta repressiva del governo e perché la spada di Damocle degli sgomberi è sempre lì, come ci ha ricordato anche la recente vicenda del Cantiere.

E poi c’è il Leo al quale la Giunta Sala propone di andare a San Dionigi. Anche i sassi sanno che quella proposta è non solo indecente, ma anche irrealistica e ora l’ha ribadito anche il corteo del 6 settembre. Insomma, il posto del Leo è in via Watteau e lì deve tornare.

Come prima del 6 settembre, anche adesso, in ultima analisi dipende solo da noi.

Pubblicato su Milano in Movimento l’11 settembre 2025

credits: foto di Vincenzo Lullo

In Movimenti Tags Leoncavallo, Milano, modello milano, 6 settembre, Sala, movimenti, repressione, sgomberi
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Oggi a Milano davanti alla stazione Centrale per la Palestina, in occasione del 59° anniversario della Naksa (“sconfitta”). La “guerra dei sei giorni”, com’è conosciuta in occidente, aveva portato all’occupazione militare israeliana di Gerusalemme Est, Cisgiordania, Striscia di Gaza e delle Alture del Golan (poi annesse formalmente da Israele nel 1981). Dopo la Nakba (“catastrofe”) del 1948, cioè la prima espulsione di massa dei palestinesi, la Naksa è ricordata come la seconda grande tragedia del popolo palestinese, perché oltre a una nuova espulsione di massa, avrebbe significato l’avvio sistematico della colonizzazione della Cisgiordania. Ricordare questi eventi non è un esercizio astratto, ma un promemoria concreto per non dimenticare mai che quello che accade oggi con il genocidio non è il frutto del 7 ottobre, che ha agito da mero acceleratore, o della mente criminale di qualche individuo, tipo Ben Gvir o Netanyahu, ma l’esito di un progetto coloniale che viene da lontano e che è stato reso possibile dall’ipocrisia e dalle complicità internazionali.
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Un migliaio in piazza a Milano oggi in occasione dello sciopero generale del sindacalismo di base, contro guerra e precarietà, per la Palestina e per aumenti salariali. Forte la richiesta di cessazione immediata di ogni complicità con Israele
🇨🇺 CUBA NO ESTÁ SOLA 
📍Milano Largo Donegani
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Qui l’appello che promuove la mobilitazione:

CUBA PER LA PACE
CONTRO LE AGGRESSIONI MILITARI USA
Giovedì 28 maggio dalle ore 17.30
mobilitazio
🇨🇺 CUBA NO ESTÁ SOLA 📍Milano Largo Donegani 📅 Giovedì 28 maggio h. 17.30 Qui l’appello che promuove la mobilitazione: CUBA PER LA PACE CONTRO LE AGGRESSIONI MILITARI USA Giovedì 28 maggio dalle ore 17.30 mobilitazione a Milano Consolato degli Stati Uniti (Turati M3) Decine di organizzazioni, partiti, associazioni e sindacati si sono riuniti per rispondere alle minacce di aggressione contro Cuba. Crediamo sia urgente una mobilitazione unitaria al fianco del popolo cubano. Chiediamo a tutte le forze progressiste, democratiche, antifasciste, pacifiste e solidali di unirsi in un ampio fronte contro ogni tipo di aggressione a Cuba. Chiediamo la fine del blocco, che è a tutti gli effetti una punizione collettiva e unilaterale contro un Paese pacifico che ha esportato solo solidarietà e non rappresenta una minaccia per nessun altro Paese. Invitiamo per giovedì 28 maggio, in concomitanza con la manifestazione a Roma che si concluderà sotto l’Ambasciata Usa, a costruire un momento di mobilitazione unitaria anche a Milano sotto il Consolato degli Stati Uniti. CUBA NO ESTÁ SOLA! 🇨🇺
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