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il blog di Luciano Muhlbauer

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La marcia di Meloni verso lo stato di polizia

February 5, 2026

Se il volto di Meloni nell’affresco della basilica romana ne è la rappresentazione grottesca, l’ennesimo decreto sicurezza ne è la concreta manifestazione. Non c’è dubbio alcuno che ogni giorno che passa scivoliamo sempre di più verso uno stato di polizia, verso un assetto politico e istituzionale che corrompe e svuota il quadro democratico costituzionale.

Una regressione progressiva che poco c’entra con i singoli fatti di cronaca o di piazza, di volta in volta invocati, esaltati e sbandierati per giustificare l’ulteriore stretta. Infatti, i punti qualificanti dei vari provvedimenti preesistono sempre al fatto che poi dovrà giustificarli. È andata così le altre volte ed è andata così anche a questo giro, perché misure come il fermo di polizia preventivo, chiamato “accompagnamento”, pesanti sanzioni per manifestazioni non preavvisate o scudo penale per le forze di polizia erano pronti e annunciati da mesi.

Siamo di fronte a un crescendo, perché ogni volta il governo alza un po’ di più il tiro, osa qualche passettino oltre, anche se poi alla fine alcuni eccessi devono essere limati, fino alla prossima volta, beninteso. E si sa, a un certo punto l’accumulo di quantità si trasforma in qualità e ormai i sintomi di quello che sta bussando alla porta si presentano senza velo.

Sono un sintomo le minacce pronunciate dal Ministro degli Interni, Piantedosi, che con il linguaggio arido del questurino ha specificato che il nemico da colpire non è tanto chi partecipa agli scontri di piazza, definito “terrorista”, ma “chi sfila con loro”, cioè le 50mila persone che hanno manifestato a Torino e, per estensione, chiunque in futuro manifesterà in piazza il proprio dissenso e la propria opposizione alle scelte politiche del governo. Ecco perché servono più divieti, più reati, più sanzioni amministrative, più daspo, più controlli, più poteri e impunità per la polizia.

Ed è un sintomo lo stato del sistema mediatico, dove la coltre di conformismo, autocensura e opportunismo, cresciuta a dismisura negli anni della guerra in Ucraina e del genocidio di Gaza, si è fatta talmente spessa da rendere quasi superflua l’occupazione della Rai da parte dei partiti di governo. Nelle ore e nei giorni dopo gli scontri di Torino è stato francamente avvilente ascoltare i Tg che ci raccontavano di 100 agenti feriti di cui il giorno dopo non c’era più traccia e riproponevano ossessivamente quell’unico fotogramma, mentre venivano completamente ignorati e oscurati i manifestanti pestati. E poi, quando proprio non si poteva ignorare tutto, c’era quel signore con il volto insanguinato presentato come “vittima collaterale”.

E infine, è molto di più di un sintomo la modalità con cui il governo si rapporta con gli altri organi costituzionali e articolazioni dello Stato. Tutto dev’essere subordinato alla volontà politica dell’esecutivo e, in questo quadro, anche le forze di polizia diventano sempre più esplicitamente uno strumento politico. Gli sgomberi del Leoncavallo e dell’Askatasuna non avevano alcuna motivazione giuridicamente valida, ma soltanto e unicamente l’interesse politico delle destre di sabotare manu militari ogni possibilità di dialogo tra spazi e comuni.

L’Italia di Meloni non è l’Ungheria di Orban o gli Stati Uniti di Trump, ma con le dovute differenze c’è una sintonia di fondo nella concezione del potere e del suo esercizio, al proprio interno e verso l’esterno.

La direzione di marcia è chiara e preoccupante, ma questo non significa che l’esito sia predeterminato. In fondo, Minneapolis ci ricorda proprio questo, cioè che nulla è scontato, che si può resistere e portare a casa risultati. E non è questione di fischietti o sassi, sebbene le modalità della piazza saranno inevitabilmente oggetto di riflessione collettiva, bensì di capacità di costruire convergenze senza disperdere chiarezza degli obiettivi ed efficacia politica delle azioni.

Pubblicato su Milano in Movimento il 5 febbraio 2026

In Politica Tags decreto sicurezza, stato di polizia, Piantedosi, movimenti, repressione
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In coincidenza con il 78° anniversario della #Nakba, cioè la prima grossa espulsione dalle loro terre e case dei palestinesi, sabato 16 maggio si tiene a Milano una manifestazione nazionale per la Palestina. Una mobilitazione più ch
In coincidenza con il 78° anniversario della #Nakba, cioè la prima grossa espulsione dalle loro terre e case dei palestinesi, sabato 16 maggio si tiene a Milano una manifestazione nazionale per la Palestina. Una mobilitazione più che mai necessaria, perché in realtà gli ultimi 78 anni sono stati una Nakba continua. Tra alti e bassi, tra fasi più moderate e fasi più estremiste, c’è sempre stata una grande continuità nell’occupazione coloniale israeliana. Oggi siamo arrivati al punto che a Gaza c’è una politica genocidaria, mentre in Cisgiordania la pulizia etnica sta raggiungendo livelli mai raggiunti. Tutto ciò non è inevitabile, non lo è mai stato, ma è reso possibile solo grazie alla complicità internazionale che garantisce a Israele impunità e appoggio, qualsiasi cosa faccia, mentre ai palestinesi non viene riconosciuto nemmeno il diritto alla resistenza. Questa complicità è il vero problema che dobbiamo combattere, specie a casa nostra, dove abbiamo un governo tra i più complici. E il fatto che tra i più entusiasti complici della pulizia etnica e del genocidio troviamo proprio i nipotini degli estensori delle leggi razziali dovrebbe far riflettere anche chi ancora oggi, nonostante tutto, si ostina a chiudere gli occhi di fronte alla realtà.
Un manipolo di razzisti e fascisti vuole organizzare un incontro all’Hotel dei Cavalieri in piazza Missori: invitiamo tutt* a partecipare al mailbombing a:
eventi@deicavaliericollection.com
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Un manipolo di razzisti e fascisti vuole organizzare un incontro all’Hotel dei Cavalieri in piazza Missori: invitiamo tutt* a partecipare al mailbombing a: eventi@deicavaliericollection.com amministrazione@deicavaliericollection.com reception@hoteldeicavalieri.com o chiamando il 0288571 _Testo suggerito:_ Buongiorno, è giunta notizia che il prossimo 17 maggio alle ore 15.00 il vostro hotel ospiterà alcune formazioni di estrema destra. Rete dei Patrioti, CasaPound, Brescia ai bresciani e Veneto Fronte Skinhead, sono organizzazioni neofasciste nelle quali militano persone denunciate e alcune condannate per violenza aggravata, aggressioni a lavoratori stranieri, a studenti davanti alle scuole e per apologia del fascismo. Queste formazioni teorizzano la remigrazione, modo elegante che nasconde la vera definizione, cioè deportazione. È intollerabile che a Milano si possano concedere sale a chi teorizza queste aberrazioni. Ritengo utile, quindi, segnalare tramite recesioni ai vostri clienti questa vostra scelta.
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Di nuovo in piazza a Milano per non permettere che cali il silenzio complice can il genocidio e per chiedere la liberazione di tutti i prigionieri politici palestinesi, in Israele e Italia. La notizia della liberazione di Saif e Thiago. arrivata durante il corteo, ci riconferma che mobilitarsi serve. Sempre al fianco del popolo palestinese, oggi e domani.
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