• Home
  • Chi sono
  • Contatti
  • Archivio 2005-2014
Menu

il blog di Luciano Muhlbauer

  • Home
  • Chi sono
  • Contatti
  • Archivio 2005-2014
Finalmente sciopero generale.jpg

#12d Lo sciopero generale in mezzo al guado

December 11, 2014

Venerdì 12 dicembre c’è lo sciopero generale proclamato da Cgil e Uil. Gli obiettivi, ribaditi anche in questi giorni da Susanna Camusso, sono modificare il Jobs Act e la legge di stabilità, cioè praticamente tutta la politica economica e sociale del governo Renzi.

Obiettivi senz’altro in linea con le mobilitazioni di questo autunno e tecnicamente possibili, poiché la legge di stabilità è tuttora in discussione e al Jobs Act mancano ancora tutti quei decreti attuativi che scriveranno la legge vera e propria (vedi Liberi di licenziare). Eppure, in giro si sentono molti dubbi, tra lavoratori e cassintegrati, precari e disoccupati, non tanto rispetto agli obiettivi in sé, ma piuttosto rispetto alla loro sostenibilità e credibilità politica. Insomma, molti si chiedono a cosa serva questo sciopero.

Dubbi che nascono da alcune domande rimaste senza risposta, tipo come mai lo sciopero era stato proclamato in una data in cui prevedibilmente il Jobs Act sarebbe già stato approvato? Oppure, come si pensa di poter raggiungere l’obiettivo ora, considerato che non era stato raggiunto prima del 3 dicembre, quando la tensione sociale e lo scontro politico erano ben più intensi?

Sono domande vere e dubbi giustificati che inevitabilmente fanno pensare alle tante, troppe manfrine dell’epoca concertativa, dove prima si gridava alla rivolta di piazza per poi firmare le peggior cose in cambio di un piatto di lenticchie e di qualche privilegio per l’apparato. Anzi, ultimamente non si facevano neanche più le manfrine. E così, di fronte a questo 12 dicembre in molti non sono convinti. Ed è curioso notare che non sembrano crederci troppo neanche tanti funzionari e dirigenti della stessa Cgil, considerati i molti silenzi di questi giorni e il basso livello di mobilitazione di queste ultime settimane, esclusi ovviamente la Fiom e pochi altri settori.

Eppure, sbaglia chi pensa che siamo di fronte alla solita manfrina per riconquistare un posto a tavola (per l’organizzazione) a qualunque prezzo (per i lavoratori). E lo dico non perché pensi che siano cambiate le teste dei gruppi dirigenti, ma per il semplice fatto che è cambiato il contesto, lo scenario. In altre parole, la concertazione non c’è più, non serve più. Non ci sono più i margini economici, non ci sono più i rapporti di forza e non c’è più la volontà da parte del potere economico e politico.

Renzi non ha inventato nulla, sta semplicemente portando alle sue logiche conseguenze un processo in atto da tempo. Insomma, vuole fare quello che non è mai riuscito a Berlusconi e che invece avevano realizzato Reagan con i controllori di volo nel 1981e la Thatcher con i minatori quattro anni più tardi, cioè imporre ai sindacati una sconfitta secca e strategica per poter poi ridisegnare l’insieme delle relazioni industriali, indebolire la forza contrattuale dei lavoratori e delle lavoratrici e, di conseguenza, abbassare ulteriormente i livelli salariali.

La situazione è questa e oggi la Cgil è costretta quasi suo malgrado a lottare, a praticare il conflitto. Non aveva fatto uno sciopero generale contro i governi Monti e Letta e contro la Riforma Fornero e ora lo proclama contro un governo presieduto dal capo del partito al quale è iscritto larga parte del gruppo dirigente della Cgil. E non può contare neanche sulla sponda della cosiddetta “sinistra del Pd”, piena zeppa di ex dirigenti sindacali, compreso l’ex segretario generale, che si è letteralmente liquefatta di fronte alla prospettiva di perdere qualche poltrona.

Appunto, lo scenario è cambiato, radicalmente, e questo apre una contraddizione enorme. La crisi sociale è micidiale, la disoccupazione si fa sempre più di massa, chi lavora non arriva alla fine mese e la Cgil, come organizzazione, deve lottare per la sua sopravvivenza. Ma i gruppi dirigenti, centrali e periferici, del sindacato non sono attrezzati,  sono cresciuti nella scuola della concertazione e, a parte quelli della Fiom e poche altre eccezioni, non sanno più come si fa conflitto. Anzi, faticano persino ad immaginarselo.

Il 12 dicembre e le sue ambiguità e contraddizioni si spiegano così. Tuttavia, non si tratta della solita manfrina, ma è appunto un’altra cosa, è una situazione nuova, magmatica e in attesa di definizione. Siamo in un momento sociale e politico di transizione e di gestazione di qualcosa, che potrà essere positivo o negativo, dipende. Anche e soprattutto per questo sarebbe sbagliato non esserci il 12 dicembre –così come negli altri giorni di mobilitazione di questo periodo- e non stare in mezzo ai lavoratori, precari e studenti che saranno in piazza. Perché quello che verrà non dipende dal fato, ma come sempre dalle azioni degli uomini e delle donne.

Infine, eccovi gli appuntamenti di piazza del 12 dicembre a Milano:

ore 9.30, P.ta Venezia, corteo Cgil e Uil

ore 9.30, L.go Cairoli, corteo degli studenti medi e universitari (Rete Studenti, Casc, UdS, CCS, Collettivo Bicocca, Progetto Dillinger ecc.), che scenderanno in piazza non solo contro il Jobs Act, ma anche contro il progetto governativo della Buona Scuola.

Per quanto riguarda le iniziative del 12 e 13 dicembre legate al 45° anniversario della strage di piazza Fontana, il cui ricordo sarà comunque presente nelle mobilitazioni dei lavoratori e degli studenti, vedi il nostro post A 45 anni dalla strage di piazza Fontana. Contro il fascismo di ieri e di oggi.

In Lavoro Tags jobs act, sciopero generale, cgil, fiom, studenti, concertazione, piazza fontana
← Arriva natale e Maroni taglia di nuovo i fondi per l'istruzione45 anni dalla strage di piazza Fontana. Contro il fascismo di ieri e di oggi - Sabato 13d h. 15 corteo p.zza XXIV Maggio →
No results found

Feed Instagram

#iostoconmargherita 

pic by @giovanni_gianfranco_candida
#iostoconmargherita pic by @giovanni_gianfranco_candida
In migliaia abbiamo manifestato oggi a Milano contro i licenziamenti politici, sempre più frequenti in tutta Italia. Per il reintegro immediato dei licenziati e, per noi milanesi, in particolare per quello di Margherita Napoletano, licenziata
In migliaia abbiamo manifestato oggi a Milano contro i licenziamenti politici, sempre più frequenti in tutta Italia. Per il reintegro immediato dei licenziati e, per noi milanesi, in particolare per quello di Margherita Napoletano, licenziata con un pretesto dall’ospedale privato San Raffaele, perché non ha mai smesso di denunciare gli episodi dí malasanità, conseguenza diretta delle sempre più numerose esternalizzazioni
Sono sconvolto, mi piange il cuore, mi mancano le parole. Anche Moukrim se n’è andato. Un pezzo della mia vita, dai tempi della Pantera e dell’occupazione di Scienze Politiche. Ma poi altri mille incroci che le lotte e la vita ci h
Sono sconvolto, mi piange il cuore, mi mancano le parole. Anche Moukrim se n’è andato. Un pezzo della mia vita, dai tempi della Pantera e dell’occupazione di Scienze Politiche. Ma poi altri mille incroci che le lotte e la vita ci hanno consentito. A volte eravamo più d’accordo, a volte un po’ di meno, ma sempre fratelli e compagni, comunque. Ciao Moukrim, sarai per sempre nel mio cuore ♥️✊
Sabato 19 settembre molt* di noi saranno a Roma per la manifestazione nazionale per lo Spin Time, ma chi non scende per favore punti la sveglia e venga alle h. 10 al corteo contro i licenziamenti politici, a partire da quello di Margherita Napoletano
Sabato 19 settembre molt* di noi saranno a Roma per la manifestazione nazionale per lo Spin Time, ma chi non scende per favore punti la sveglia e venga alle h. 10 al corteo contro i licenziamenti politici, a partire da quello di Margherita Napoletano, colpevole di non aver taciuto gli episodi di malasanità all’ospedale San Raffaele. 👉 Appuntamento alle h. 10 in via Palestro, ang. via Marina (M1 Palestro), a Milano. 🇵🇸 Anche il consueto corteo palestinese del sabato confluisce in questa manifestazione
Questa volta tutto si può dire tranne che non li abbiamo visti arrivare, perché stanno arrivando un po’ dappertutto e in parte sono già arrivati. Anche le analisi sono già state fatte e, quando non sono palesemente d
Questa volta tutto si può dire tranne che non li abbiamo visti arrivare, perché stanno arrivando un po’ dappertutto e in parte sono già arrivati. Anche le analisi sono già state fatte e, quando non sono palesemente disoneste, non fanno che ribadire che la ragione ultima vada cercata nell’abbandono delle classi popolari e nella trasformazione in pretoriani degli interessi dominanti da parte delle forze politiche tradizionali. Eppure, si insiste e si insiste ancora, dal taglio del welfare al riarmo, passando per qualche rincorsa securitaria delle destre. In Germania il governo Merz, tenuto in vita da quello che resta della socialdemocrazia, punta tutto sul riarmo e vuole costruire il “primo esercito europeo”, salvo poi rischiare di doverlo consegnare ai nuovi nazi. Un capolavoro. Ora, io non dico che sarà semplice, perché anche avendoli visti arrivare e avere belle analisi non è sufficiente, ma cristo almeno smettiamola di pensare che qualche appello antifascista e qualche ammucchiata senza bussola possa portare da qualche parte.

Categorie

  • Grandi Opere (1)
  • Razzismo (1)
  • Stato di Polizia (1)
  • Casa (2)
  • Territorio (2)
  • Diritti (3)
  • Guerre e Pace (3)
  • Scuola e Istruzione (3)
  • Sicurezza (3)
  • Solidarietà (9)
  • Lavoro (19)
  • Internazionale (24)
  • Movimenti (33)
  • Antifascismo (36)
  • Politica (40)

Tag 

  • milano
  • Milano
  • antirazzismo
  • antifascismo
  • antifa
  • repressione
  • movimenti
  • curdi
  • gaza
  • Expo 2015
  • Turchia
  • rojava
  • solidarietà
  • sgomberi
  • erdogan
  • regione lombardia
  • pkk
  • migranti
  • jobs act
  • elezioni 5 giugno

Powered by IlCapitano